Esaurite anche le coperte: il Sant’Eugenio alla deriva

Ieri i degenti del Dea hanno chiamato i carabinieri per denunciare le condizioni di emergenza dell’ospedale

Ospedale Sant’Eugenio: terminate le coperte. Carabinieri in corsia, ieri mattina, al pronto soccorso della struttura ospedaliera di piazzale dell’Umanesimo, da mesi in piena emergenza. Dai ricoverati «parcheggiati» nei corridoi, ai malati gravi costretti a sborsare centinaia di euro per un esame radiologico oppure a trasferimenti impossibili per la mancanza di posti letto. Tac guasta, scintigrafie azzerate per la rottura del macchinario, medicinali esauriti.
Una situazione esplosiva, soprattutto al Dea, il Dipartimento d’emergenza e accettazione, dove gli infortunati sono costretti a convivenze impossibili. Bambini in barella accanto agli adulti, uomini e donne nelle stesse stanze, portatori di malattie infettive «accolti» assieme agli altri. Ieri è accaduto anche questo: un uomo affetto da una patologia contagiosa, in attesa di ricovero, lasciato in un locale zeppo di gente. Tutto verificato, documentato e relazionato da militari della compagnia Eur, intervenuti su segnalazione degli stessi degenti. «I carabinieri sono andati in direzione sanitaria per chiedere cosa stesse succedendo - spiegano al pronto soccorso - e i dirigenti hanno promesso di risolvere la questione prima possibile». Niente di nuovo, purtroppo, per il polo ospedaliero considerato a ragione una «eccellenza» per la cura dei grandi ustionati e i tumori. Appena due settimane fa la denuncia, l'ennesima, del Tribunale dei diritti del malato. «In quell’occasione - spiega Gisella Pasquali del Tdm - avevamo segnalato all’assessorato regionale la presenza di una bambina di appena due mesi da oltre 48 ore su una barella, altri nove pazienti in stand-by per essere trasferiti, tre persone in sosta su barelle nei corridoi, oltre ad almeno 25 persone in sala d’attesa. In un incontro con la direttrice sanitaria, la dottoressa Piera Spada, abbiamo evidenziato una serie di pesanti disservizi. A tutt’oggi non è cambiato nulla, anzi. E il personale è disperato, non sa come tamponare l’emergenza».
Chiusura del reparto Grandi ustionati causa lavori di ristrutturazione, chiusura del reparto Chirurgia generale da un anno, sospensione dei ricoveri d’elezione, camere operatorie ferme da quattro anni. A tutto questo si aggiunge il taglio, indiscriminato, di 140 posti letto. Motivo? «Assestamento di bilancio». Secondo il Tribunale diritti del malato la decisione di mandare in pensione il reparto di chirurgia sarebbe stata presa in quanto era impossibile smaltire le lunghe liste di attesa (che superavano i sei mesi), con la prospettiva di dirottare i pazienti da sottoporre a piccoli interventi in nuove strutture. «Poliambulatori mai realizzati - continua la signora Pasquali -. Il risultato è che la gente più fortunata è costretta a rivolgersi a strutture private, quelli che non possono permetterselo aspettano in altri ospedali». Ancora: la «gamma camera» a Medicina nucleare, ovvero il macchinario che serve per eseguire la scintigrafia, esame fondamentale per la diagnosi di metastasi a cuore, polmoni e tiroide, è guasta da settembre. E di ripararla non se parla. Stessa storia per la Tac «total body», in tilt da giorni. Al Sant’Eugenio sono mancate persino le immunoglobuline, le proteine essenziali per creare anticorpi ai pazienti carenti di difese immunitarie. Per non parlare dei lavori di messa a norma, senza fine. Costo 3milioni e 300mila euro, l’appalto del 2004 sarebbe dovuto terminare nel marzo 2006 ma è tutto fermo. «Ci sono 15 posti letto al III piano - concludono al Tdm -, inutilizzati da due anni per mancanza di infermieri. Quando saranno recuperati?».
Tutto quadra, basta rileggersi le dichiarazioni dell’assessore regionale alla sanità Augusto Battaglia: «In soli due anni la Regione Lazio ha dimezzato il debito sanitario. Misure (tagli, ndr), che consentiranno di raggiungere lo straordinario risultato di un ulteriore dimezzamento del deficit».