Esce di casa e uccide la prima donna che incontra

MilanoIl fatto sconvolgente è che ieri mattina poteva accadere a chiunque di morire per mano di Oleg Fedchenko: bastava trovarsi sulla sua stessa strada, in quel momento la più sbagliata che ci fosse. La strada di un giovane 25enne ucraino impazzito all’improvviso e, una volta uscito di casa, deciso a massacrare di botte la prima persona che si fosse trovata davanti. Così è stato: il ragazzo, in preda a una rabbia feroce e ancora difficilmente spiegabile, poco dopo le 8 di ieri mattina ha ucciso - sfondandole il cranio con una raffica di pugni al volto che l’hanno resa irriconoscibile persino ai parenti più stretti - Emilou Arvesu, 40 anni, una collaboratrice domestica di origine filippina, madre di due figli di 17 e 12 anni. I due non si conoscevano, non si erano mai visti prima. Oleg semplicemente ha incontrato la donna sul marciapiede di viale Abruzzi - proprio lungo la circonvallazione esterna, alla periferia est di Milano - a un centinaio di metri dall’abitazione che questo giovane ucraino senza un’occupazione e pugile dilettante divide con la madre 49enne, una cameriera. La povera filippina si apprestava a iniziare la sua giornata di lavoro, quando Oleg le ha strappato la borsetta. Non voleva derubarla. Secondo gli investigatori però, visto come il pugile si è poi accanito sulla poveretta, quello del borseggio sarebbe stato solo un pretesto per scatenare la sua furia omicida. «Mentre quel tipo la picchiava a sangue, la gente si fermava a guardare ma nessuno è intervenuto in sua difesa» ha raccontato una portinaia ecuadoriana, testimone oculare del fatto.
Il ragazzo in questione è mantenuto dalla madre e in attesa di ottenere il permesso di soggiorno. «È un atleta, un salutista, non fuma, non beve, non si droga, assume amminoacidi, proteine, niente di più», racconterà più tardi la mamma, signora Lara, alla polizia. Eppure ieri mattina - dopo aver chiesto alla madre il denaro per una gita all’Acquario di Genova con la fidanzata Anete, una 32enne lettone, - Oleg si era lamentato, urlando e battendo i pugni contro il muro nella sua camera da letto perché, a suo dire, un amico gli aveva «fregato del denaro». Lara ha tentato di tranquillizzarlo, poi ha chiamato il 118. «Mio figlio è molto agitato, per favore, datemi una mano» ha implorato la donna. Poco dopo il giovane, rincorso dalla madre, era corso nell’atrio del suo palazzo. «Adesso lo recupero io quel denaro!» ha urlato sotto lo sguardo atterrito del portinaio e della donna delle pulizie. E mentre la madre avvertiva il 113, è corso in strada come una furia.
Lì ha incontrato Emilou e, dopo averle strappato la borsetta, l’ha massacrata di botte davanti a uno stuolo di passanti sconvolti. Poi l’arrivo della polizia, degli operatori del 118, le manette, la corsa in ospedale Fatebenefratelli dove le condizioni della filippina, apparse subito disperate (i medici hanno tentato di rianimarla su posto per oltre 40 minuti) sono peggiorate inesorabilmente fino alla morte, sopraggiunta alle 11.20.
Più tardi, ricoverato al reparto psichiatrico di Niguarda Oleg negherà di aver massacrato di botte la povera collaboratrice domestica. «Ho menato un filippino, non toccherei mai una donna».
In casa, accanto al tesserino delle Federazione pugilistica, gli troveranno uno storditore elettronico, un grosso coltello da caccia (modello Rambo 3), una mazza da baseball. «Ha fatto una visita psichiatrica in ospedale qualche giorno fa perché era un po’ agitato, gli hanno dato dei farmaci, ma non ha mai dato problemi» spiegherà la madre ai poliziotti.