Esce per un drink con l’amico: lui la porta a casa e la stupra

Giovane, minuta, carina, per nulla appariscente, ma con gravi problemi di anoressia e alcolismo. Si è fidata di un amico che l’ha fatta bere per poi approfittare di lei. La vittima rimane due giorni in stato confusionale, poi racconta la sua storia ai carabinieri, senza però aver ancora formalizzato la denuncia. E i medici della Mangiagalli dove è andata a farsi visitare non sono riusciti ad accertare clinicamente lo stupro. Ora è seguita dai sanitari e dai militari che stanno cercando di aiutarla a uscire dal buco di disperazione in cui è precipitata.
La giovane, 27 anni, nata in America, ma da sempre residente a Milano, venerdì lascia la sua abitazione in zona Monforte per andare in piazza a festeggiare il 25 aprile. Dopo un pomeriggio passato con gli amici, incontra un ragazzo che conosce da qualche tempo e di cui si fida. E decide di continuare la giornata con lui. Qualche locale durante il pomeriggio, un’osteria per la cena, un paio di pub dove concludere la serata. Niente di particolare se non fosse che la ragazza ha una personalità molto fragile, con un difficile vissuto tra anoressia e alcolismo. Particolari che devono con ogni probabilità essere ben noti al conoscente che comunque non prova minimamente a fermarla quando inizia a bere. Anzi, è probabile che sia lui stesso a incitarla a tracannare qualche bicchiere in più.
E così arriviamo a tarda serata, la giovane non si regge in piedi e il cosiddetto amico si offre «gentilmente» di accompagnarla a casa. La fa entrare nel suo modesto alloggio poi si intrufola anche lui e comincia con le avance. A questo punto lei lo avrebbe più volte pregato di smetterla, ma lui se ne sarebbe ben guardato. Anzi, approfittando del suo stato di debolezza, l’avrebbe costretta a subire le sue attenzioni per l’intera notte.
La ragazza è talmente confusa e disorientata che ha bisogno di quasi due giorni per riprendersi. Solo domenica sera, verso le 20, ferma una macchina dei carabinieri in via Kramer, non lontano da casa. I militari, ascoltata la storia, si offrono di accompagnarla alla clinica ginecologia Mangiagalli ma la giovane cambia repentinamente idea, e i carabinieri si limitano ad accompagnarla a casa.
Ieri mattina però la ragazza si reca alla Mangiagalli e ripete anche ai medici la sua dolorosa esperienza. Viene sottoposta a visita ginecologica ma i sanitari non possono avallare la sua versione, perché non riscontrano traccia dello stupro. Sia perché sono passati tre giorni sia perché il rapporto, viste le condizioni di semincoscienza della vittima, potrebbe essere stato non violento.
I medici avvertono i carabinieri ma non possono fare molto di più. In casi come questi, mancando la prova clinica della violenza sessuale, non può scattare la perseguibilità d’ufficio, introdotta dopo la revisione della vecchia normativa. Il caso passa comunque alla compagnia Monforte, competente per territorio, che ha già avviato tutte le procedure investigative per accertare la verità.