Eschenbach alla Scala Il grande sogno si avvera a 70 anni

Musicista sottile e artista schivo, Christoph Eschenbach si presenta oggi per la prima volta al pubblico milanese, alla guida della Filarmonica della Scala (ore 20, informazioni e prenotazioni: 02-72023671, www.filarmonica.it, www.geticket.it). L'ambito è la stagione che era iniziata con la prima volta di Antonio Pappano sul podio della Filarmonica e continuerà con un nuovo debutto nell'istituzione. Quello del finlandese Esa-Pekka Salonen, già ascoltato alla Scala nel 2005 con la Philharmonia Orchestra, e precedentemente, in Conservatorio, con la oggi disgregata Orchestra Rai Milano. Nato a Breslau (Breslavia, Polonia sud-occidentale) nel 1940, quando la città della Bassa Slesia era ancora sotto il dominio del Reich tedesco, il direttore è noto ai più soprattutto come pianista. Un’assurdità, dal momento che tiene solidamente in mano la bacchetta dal 1972. Ma si spiega. Non è forse vero che se qualcuno si fa un nome per una qualche peculiarità quella, resta sempre la sua etichetta qualunque «miracolo» ne segua? E il nostro è stato dapprima un pianista vincitore di concorsi (Clara Haskil, Lucerna 1965), sponsorizzato addirittura dal mitico Herbert von Karajan. Del resto, Eschenbach non ha mai abbandonato il suo strumento, molto utilizzato anche per la cameristica: ieri con Fischer-Diescau, oggi con Matthias Georne, con il quale sta registrando alcuni cicli liederistici di Franz Schubert. Ma da noi arriva appunto il direttore. Uno che si fa le ossa dall’altra parte dell’Atlantico, nella inarrivabile «palestra» degli Stati Uniti, con complessi di prima grandezza: le filarmoniche di New York, Los Angeles, Claveland, Chicago. La Philadelphia Orchestra, dove succede a Muti, e con la quale ha appena concluso un ciclo dedicato a Gustav Mahler alla Carnegie Hall, tempio della musica di New York. Ma nemmeno in Europa si scherza. Dalla sua Wiener e Berliner, Muenchener e Staatskapelle Dresden. Soprattutto l'Orchestre de Paris, della quale sta concludendo il decimo anno di direzione musicale. Il repertorio, anche operistico (molto Strauss, poi Wagner e Mozart), guarda soprattutto al sinfonico, con particolare riguardo al tardo Ottocento e al contemporaneo. Stasera alla Scala la «Settima» di Bruckner. Un autore frequentato dalla Filarmonica dai tempi del primo Muti e ora divenuto un tema ricorrente, affidato di recente anche a Mehta e Harding. La sinfonia, una settantina di minuti senza soluzione di continuità, non deve essere pensata dal pubblico come una spedizione punitiva. Si tratta infatti di una composizione di grande godibilità. Pagine che non hanno mancato di colpire la sensibilità musicale di Luchino Visconti. Senso, pellicola cult che prende spunto dalla rappresentazione del Trovatore alla Fenice di Venezia e vede la protagonista Livia Sanpieri innamorata dell'ufficiale austriaco Franz Mahler (un nome, un caso?), utilizza proprio la «Settima» come colonna sonora alternata a Verdi.
La «Settima» di Bruckner (Arthur Nikisch, Lipsia 1884) è la pagina che maggiormente contribuisce alla fama dal suo autore. Alla ricchezza melodica si aggiungono logica discorsiva, leitmotiv dell'attesa sul tremolo dei violini, suggestione che introduce quattro tube come esplicito omaggio a Wagner. Un omaggio che tuttavia diventa vera e propria commemorazione quando, in corso d'opera, a Bruckner giunge la notizia della morte del musicista. L'Adagio finisce infatti con l'accogliere anche una dolente musica funebre introdotta da tube e viole. Concatenati con sapienza formale seguono lo Scherzo con Trio collegato dal ponte di un timpano e un Finale dove due dei tre temi hanno l'andamento di un corale.