Esclusivo: ecco la donna segreta di Pietro Maso

Sedici anni fa massacrò la famiglia, oggi vede una ragazza nei permessi premio. Intervista alla giovane: <strong><a href="/a.pic1?ID=228814" target="_blank">&quot;Il mio Pietro? Un uomo dal cuore grande&quot;</a></strong>

La scena ha per teatro uno dei luoghi meno romantici del mondo: la pensilina di una fermata d’autobus alla periferia di Milano, tra i campi gelati e l’immenso muro di cinta del carcere di Opera. Sono le otto e mezzo di domenica sera e fa un freddo che gela il fiato. Un taxi, una Lancia Musa, arriva da Milano, si ferma, sbucano un giovane uomo e una donna dai capelli neri, il cappello calcato fin sul collo. E lì, alla luce della pensilina, si salutano. Due sigarette insieme, un po’ di chiacchiere, poi un bacio. La donna risale sul taxi che parte verso Milano. L’uomo si avvia verso il carcere, bussa alla guardiola. Le porte blindate si richiudono su di lui.

Si celebra così, nel gelo della notte, il nuovo capitolo di una delle storie di cronaca nera rimaste più impresse nella memoria del Paese: quella di Pietro Maso, il ragazzo della provincia di Verona che nell’aprile di sedici anni fa uccise con una violenza sconvolgente il padre Antonio e la madre Maria Rosa. Perché il lungo, faticoso percorso di reinserimento di Maso, il suo cammino verso una qualche forma di normalità, affronta ora uno dei suoi passaggi decisivi: il rapporto con una donna, con una compagna in grado di accompagnarlo lungo questa strada ancora lunga e impervia.

Per la prima volta, da quando usufruisce di permessi premio, Pietro Maso non ha indicato - nella richiesta al Tribunale di Sorveglianza - come domicilio durante il permesso la comunità di don Mario Todeschini, il prete veronese animatore di Telepace. Stavolta Maso ha chiesto e ottenuto di passare i due giorni di permesso, a cavallo dello scorso finesettimana, a casa di una donna, in una confortevole abitazione del centro di Milano. È la casa di una donna sua coetanea, che ha conosciuto nel corso di uno dei permessi precedenti. Quale sia il tipo di rapporto che si è creato tra Maso e la donna, la domanda di permesso - nella asciuttezza burocratica del carcere - non lo dice. Per la legge, l’importante è che la donna si faccia garante del detenuto. Ma è sufficiente guardare le foto che ritraggono i due, nella notte milanese, mentre chiacchierano fitto accanto al taxi fermo, o il modo in cui si salutano, per capire che davvero un passo importante si sta compiendo.

Per il Tribunale di sorveglianza di Milano, d’altronde, proprio la ricostruzione di rapporti di amicizia e di affetto con l’universo esterno è uno dei tasselli che devono comporre la nuova personalità del detenuto, quella in grado di giustificare - anche di fronte a delitti della gravità di quello commesso da Maso - un ritorno graduale alla normalità. Del percorso compiuto da Maso in questi anni testimoniano vari elementi: il suo comportamento in carcere, gli studi di ragioneria, le relazioni degli psicologi, il suo comportamento durante i permessi a Telepace. Ora, nella vita di Maso - di quest’uomo ormai maturo passato direttamente dalla fine dell’adolescenza al tunnel del carcere - è entrata una donna. Anche di questo i giudici milanesi terranno conto, quando l’anno prossimo dovranno valutare la richiesta di semilibertà che verrà presentata da Pietro Maso.