Escluso eccellente Bisso, destinato a restare fuori

Prima doveva essere candidato con l’Udc, poi la scelta di virare a sinistra del movimento di Casini e una certa insofferenza per la sua presenza da parte del segretario regionale del partito Rosario Monteleone, lo avevano fatto desistere. Ma la sua voglia di misurarsi con la politica lo aveva portato ad accettare la candidatura con la lista «Centro», nata dall’unione tra le tre piccole Dc e il Partito liberale italiano a sostegno di Biasotti.
Nicola Bisso, imprenditore, aveva accettato di esserne capolista, uomo di punta e figura di spicco di questo cartello che rappresentava un esperimento unico in Italia. Ma «Centro» si è dovuto misurare con la poco trasparenza di qualche dirigente dei partiti che lo componevano: Denis Martucci si è presentato in tribunale a Genova depositando le firme raccolte ma modificando i candidati e lasciando fuori, tra gli altri, lo stesso Bisso. «Una brutta esperienza che mi lascia ancora incredulo - racconta Bisso -. Era tutto a posto, sia per le firme, sia per la composizione della squadra. E, invece, è successo qualcosa di indefinibile». Due esperienze negative tra Udc e Centro che gli hanno fatto perdere il sorriso: «Anche se la politica per me è una passione, un desiderio di misurarmi per essere utile. Di mestiere faccio l’imprenditore, non ho altre velleità».
Adesso dovrà disfare il suo point in via Assarotti, svestire il Ducato e l’auto che aveva colorato con il simbolo di Centro e il suo volto e dedicarsi ad altro, almeno fino al 28 marzo: «Le mie idee di centrodestra rimangono, cercherò di dare il mio contributo per la causa di Sandro Biasotti, a prescindere dalla mia posizione e la prossima volta starò più attento a certe scelte». Bisso con la politica si misurò la prima volta nel 2007 candidandosi per la Dc di Pizza alla presidenza della Provincia di Genova: «Raccolsi 3500 preferenze senza avere alcuna visibilità - racconta -. Oggi comincio a capire meglio i meccanismi, e la candidatura che accettai in Regione fu più per creare un gruppo, riempire un desiderio di rivedere la politica e condividerla con dei giovani anche dietro simboli considerati “vecchi”». Sarà per la prossima volta.