Escono a cena, svaligiato l’appartamento

Per la polizia che sta seguendo le indagini i topi potrebbero aver agito a colpo sicuro grazie ad una «soffiata»

Paola Fucilieri

Secondo il padrone di casa lo hanno «curato» per bene. Però sono stati anche baciati in fronte dalla fortuna i ladri che venerdì sera hanno assaltato un appartamento al quinto e ultimo piano di uno stabile di via Marangoni (una traversa di via Vittor Pisani, tra piazza della Repubblica, via Filzi e la stazione Centrale, ndr) razziando un bottino che, secondo la prima valutazione fatta dai padroni di casa nell’imminenza della triste scoperta con la polizia, a occhio e croce avrebbe raggiunto la cospicua somma di almeno 400mila euro. «Rivelatisi in realtà poco più di 100mila euro, dopo aver fatto i conti con calma» ha detto poi Giuseppe S., 38 anni, titolare di un locale molto «trendy» in zona Sempione e residente nell’appartamento con la moglie trentatreenne. Non abbiamo voluto infierire sul poveretto, chiedendogli come mai, prima di uscire di casa, non abbia inserito l’allarme: seppur del tutto involontariamente, la coppia, infatti, ha creato tutta una serie di circostanze eccezionali, rivelatesi poi favorevolissime se non fondamentali alla riuscita del piano dei ladri.
Secondo la polizia la banda, dopo aver scardinato la porta del giardino adiacente all’abitazione facendo forza sulla grondaia (trovata infatti piegata) è entrata in azione tra le 20.40 e le 23, orario in cui la coppia è uscita. «Una fatalità: in casa nostra c’è sempre qualcuno, mia moglie o la domestica - commenta il padrone di casa -. Ma l’altra sera mia madre era qui e abbiamo deciso di uscire tutti e tre a cena».
Più di due ore di tempo sono state ampiamente sufficienti ai ladri per scassinare la cassaforte, arraffare 4 orologi da polso (tre Rolex e un Patek Philippe che da solo vale 40mila euro, ndr), gioielli di vario genere, una carta di credito «platinum» della American Express, qualche borsa griffata. Stavano per portarsi via anche degli abiti femminili, ma hanno sentito qualcuno armeggiare intorno alla porta d’ingresso e sono stati costretti a fuggire. Naturalmente sempre dai tetti.
«Mia moglie è rientrata prima di me, mentre io accompagnavo mia madre a casa in taxi - ha spiegato Giuseppe S. -. Sentendo una gran puzza di bruciato (causato dalla tecnica usata per scassinare la cassaforte, ndr) e notando l’appartamento a soqquadro, mi ha però subito telefonato». L’unico sollievo per il signor Giuseppe è stato quello di constatare che almeno la sua Porsche Cayenne c’era ancora. E Il Patek? «Non ci crederete, ma di solito è in banca. Avevo deciso d’indossarlo per un’importante occasione che si svolge proprio in questi giorni e così...». Quando si dice la sfortuna.