«Escort a Bossi jr per cercare appoggi nel mondo politico»

Alla fine, anche il velo dell’omissis è caduto. E nell’inchiesta della Procura sul giro di escort e prostitute «agganciate» in un lussoso hotel milanese, spunta il nome di Riccardo Bossi, primogenito del Senatùr. A farlo è stata Giovanna Cervigni, 41enne cotitolare delle agenzie «Mgc&company sas» e «Aziendacom sas», finita in carcere lo scorso luglio con l’accusa di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione.
Al giovane Bossi, dunque, sarebbero state presentate «modelle e hostess», anche se - ha precisato la donna - «non so se poi lui abbia avuto con loro rapporti sessuali a pagamento». Quel nome, alla Cervigni, era noto. E l’ha speso davanti al giudice nel corso di spontanee dichiarazioni utili alla scarcerazione prima, e al patteggiamento poi (2 anni di reclusione, con pena sospesa, e una multa da 1.200 euro). Sapeva, insomma, che Riccardo Bossi - 32 anni - è il figlio di primo letto del leader leghista, e proprio per questo sperava sperava di ottenere qualche entratura nel mondo della politica. E magari allargare il giro dei clienti facoltosi.
Perché, alla fine, le società finite nel mirino del pubblico ministero Antonio Sangermano - titolare del fascicolo che riguarda fatti commessi tra il 2009 e l’aprile del 2010 - era una macchina da soldi. Bellissime donne bulgare, ucraine, serbe, russe, lituane e brasiliane. «Modelle sbagliate», le definivano gli indagati nelle telefonate intercettate dagli investigatori. Perché da un lato erano ingaggiate come ragazze-immagine per convention, fiere e showroom. Dall’altro, erano preparate per un «dopo lavoro» a pagamento: incontri «extra» che potevano costare da un minimo di 500 a un massimo di 2mila euro. Alla Cervigni, stando alle indagini, sarebbero andati 150 euro per ogni prestazione sessuale. Le «serate» erano possibili grazie anche alla complicità di due uomini all’epoca addetti alla reception e alla sicurezza dell’Hotel Principe di Savoia di piazza della Repubblica (estraneo all’inchiesta), da tempo non più impiegati nell’albergo: Crescenzo Mirto, ricercato lo scorso luglio e poi finito agli arresti domiciliari per concorso in favoreggiamento della prostituzione. Anche il il dipendente dell’albergo ha confessato, ottenendo così un patteggiamento a un anno e 8 mesi di carcere, mille euro di multa e la sospensione condizionale della pena. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, avrebbe ottenuto una percentuale sul costo delle prestazioni sessuali delle escort per organizzare gli incontri, e avrebbe inoltre chiesto alle escort «cospicui sconti in funzione del rapporto preferenziale intrattenuto con taluni clienti». Stralciata, invece, la posizione dell’ex addetto alla sicurezza del Principe di Savoia, Enzo Filippetti, che avrebbe avuto un ruolo nell’attività di intermediazione tra clienti e prostitute. Per lui ci sarà il processo, disposto con decreto di giudizio immediato dal giudice per le indagini preliminari Laura Anna Marchiondelli.
Nelle carte dell’indagine, però, restano altri volti noti. Imprenditori, manager e personaggi del mondo dello sport. Anche un calciatore famoso, di cui però non è stata svelata l’identità. Una coltre di omissis protegge la schiera di clienti che si rivolgevano alla «Mgc&company sas» di Giovanna Cervigni. L’imprenditrice del sesso a pagamento - che aveva provato a sfondare anche in televisione, partecipando senza fortuna alle selezioni per l’ultima edizione del Grande Fratello - ha però ammesso il proprio ruolo davanti al giudice per le udienze preliminari Andrea Salemme, ottenendo così il patteggiamento. E alla fine, l’unico a restare con un imbarazzante cerino in mano è Riccardo Bossi. Il meno vip di tutti, non fosse per l’ingombrante cognome.