Le escort nel calcio? Restano un tabù: ci sono, ma non si dice

Qualcuno pensava che il mondo del calcio fosse soltanto di corruttori, corrotti, venduti e dopati? No, ci sono anche quelli della dolce vita, sesso a pagamento, mestiere antico anche in questo sport, pratica riservata un tempo agli arbitri per addomesticarne i fischietti ma ormai di dominio comune ed esclusivo proprio dei calciatori medesimi. Dunque Aurora Oliveira, che qualche bella gioia spaccia per brasilera o portoghese, è femmina italianissima, non uno schianto di donna ma con tutte le sue cose a posto. Di professione è artista, attrice, ma ex del genere porno, hard, direi alla voce escort anche se non ha siti personali né annunci economici. Lo sanno bene moltissimi tesserati della nostra divisione nazionale serie A di calcio, tutti clienti dell’Aurora che, ovviamente, è nome d’arte. Arte? Diciamo diletto, per essere maligni, piacere del sesso a pagamento, un gol e via.
L’Aurora è andata in tivvù al Chiambretti Night e ha detto, ha spiegato, ha illustrato senza scendere nei particolari, di nomi e cognomi per intenderci, perché qui sta l’antifona: nelle cronache di politica ogni escort è libera, attraverso i giornali e i talk show televisivi, di sputtanare onorevoli, senatori, presidente del Consiglio e affini, con tutti i particolari, i dettagli, le circostanze, pure con registrazioni audio-video. Le professioniste o praticanti vengono intercettate, le loro parole private sono pubblicate nel giro di un paio di informative, il popolo si riempie la pancia.
Ma nel calcio no, proibito, si può scrivere e parlare di partite truccate, di arbitri cornuti e venduti ma il sesso è tabù, i tifosi si ribellano e proteggono l’idolo, le società minacciano, i calciatori negano interviste a futura memoria e sono pronti a qualunque entrata, da dietro, di fianco. Viva l’omertà, avanti con l’allusione. Aurora lo ha capito sulla propria pelle: «Molti calciatori mi hanno detto: stai pure calma al posto tuo, noi abbiamo potere di farti del male, tu non sei nessuna». Chiaro no? Aurora ha un almanacco Panini di clienti, riceve messaggi, telefonate, convocazioni, anche nelle sedi dei ritiri: «Mi prenotano la stanza, io la pago e poi vengo rimborsata. Sono andata in alcuni alberghi dove la squadra era radunata nella hall, mi hanno vista, sono salita in camera, ho aspettato». Nel suo carnet quasi tutte le squadre, dalla Champions alla retrocessione e alcuni calciatori azzurri: «Molti stranieri, di ogni dove, ma moltissimi italiani. Soltanto con un paio, un portiere e un attaccante, ho avuto problemi seri, non mi hanno pagata, mi hanno minacciata. E poi molti chiedono prestazioni perverse, molti sono sposati e con figli. Non hanno rimorsi, qualcuno mi parla dei dissidi famigliari, altri restano muti. Io non getto fango, non voglio rovinare nessuno, piuttosto mi hanno vietato di accompagnare mio figlio alla scuola delle suore. Ho accettato senza cercare pietà».
La storia è incominciata due anni fa a Torino: «Venivo da un’esperienza nel mondo dei film hard, ho capito che quello del calcio mi avrebbe garantito grandi incassi. E poi ci sono ragazzi dal fisico incredibile. Non ho mai visto droga, ho praticato anche sesso al telefono, inviando mie fotografie via mms. Mi telefonavano dalla stanza di un albergo, lontano cinquecento chilometri, mi desideravano». La presenza al Chiambretti Night ha provocato la prima tensione: «Ho ricevuto un messaggio di un calciatore che è preoccupato, vuole vedermi, chiede di non avere problemi». Aurora ha ristretto l’album ai calciatori: «Vado sul sicuro, niente arbitri, niente dirigenti, anche se a volte alcuni magazzinieri mi hanno telefonato per conto di questo o quell’attaccante, soprattutto gli attaccanti mi cercano. Con uno di questi ho un rapporto quasi d’amore, così come è stato con un grande della musica che è stato vicino alla mia famiglia».
Aurora va allo stadio, tifa per la Juventus ma ama anche le altre squadre, direi tutte, non potrebbe prendersi il lusso di farsi dei nemici. In Inghilterra avrebbe già il conto in banca gonfio di sterline, come è accaduto a certe colleghe sue alle prese con i vip della Premier League, in Italia ha sbagliato settore: se si fosse concentrata sul Parlamento e non sullo spogliatoio, a quest’ora avrebbe un futuro garantito. E un telefono intercettato.