«Un escremento il dossier G8». Bufera sul pm

da Genova

Ha scomodato Cambronne e la sua famosa invettiva - «merde!», in francese originale - per bollare il dossier dei difensori dei poliziotti imputati di violenze alla scuola Diaz, durante il G8 del 2001. Ma, proprio come il generale di Napoleone sconfitto a Waterloo, il pubblico ministero Enrico Zucca, grande accusatore del processo in corso al tribunale di Genova e autore della dotta citazione - «Se per terra trovo un escremento, vedo di non colpirlo, se no mi imbratto. Quindi di questo esposto non parlo» -, ha cercato poi di aggiustare il tiro, nel tentativo di chiarire meglio la sostanza del pensiero. La sollevazione di colleghi, avvocati (che minacciano querele) e parlamentari, tra cui l’onorevole Jole Santelli, responsabile sicurezza e immigrazione di Forza Italia, è a senso unico: Zucca, per la funzione che ricopre, non doveva permettersi un gergo simile. Tanto più scomposta la sua reazione in quanto il dossier è rigoroso e documentato: si tratta di un fascicolo (con tre volumi solo di allegati), in cui vengono denunciate clamorose irregolarità nell’inchiesta condotta dalla procura genovese contro gli agenti e i loro comandanti, autori dell’irruzione nell’edificio sede del quartier generale dei no global.
In sostanza: per raccogliere le prove a carico degli imputati, la procura avrebbe attribuito incarichi di consulenza «solo per fare fotocopie», e messo al lavoro impiegati «fino a 30 ore al giorno». Non basta: nel dossier che è alla base dell’esposto presentato dagli avvocati Marco Valerio Corini e Maurizio Mascia al procuratore capo Francesco Lalla, c’è anche il caso dell’interprete che ha impiegato più di un’ora per tradurre una riga di fax, o quello del consulente pagato il doppio delle ore fatturate, e tutti quegli altri casi di esperti liquidati addirittura prima della richiesta di compenso. Spese milionarie, che - sottolineano i legali della difesa - potrebbero essere messe in carico agli imputati in caso di condanna. E mentre un esponente di Prc annuncia un’interrogazione parlamentare per conoscere le spese sostenute dallo Stato per la difesa dei poliziotti imputati, Zucca (nella bufera anche per il caso Delfino, l’assassino della fidanzata lasciato libero, a suo tempo dal pm, nonostante i forti sospetti per l’uccisione della precedente compagna) rettifica così: «Non ho mai detto che l’esposto della difesa è un escremento. L’espressione forte che ho usato riguarda la situazione e il clima che si sono creati di insinuazioni e attacchi personali agli inquirenti, situazione che, se coltivata e percorsa, dà luogo solo all’imbrattamento e non all’accertamento dei fatti».