«Esecutivo immobile? Meglio, evita di bloccare tutto»

Misiti, deputato dell’Italia dei Valori: il pericolo maggiore è lo smantellamento di quanto è stato fatto dall’ex premier

Pierangelo Maurizio

Aurelio Misiti, 71 anni, calabrese, una lunga militanza nel Partito comunista italiano, uno tra i più autorevoli ingegneri italiani, già commissario per le Opere strategiche del sud e ora deputato con l'Italia dei valori, non le manda certo a dire. «Sia chiaro, le nostre truppe in Irak sono lì per portare una speranza democratica», spiega. Ma i suoi strali si concentrano soprattutto su infrastrutture e Sud. E rivela: «Il Ponte sullo Stretto? Prodi e D'Alema lo volevano».
A quasi tre mesi dal voto il governo non ha varato un solo provvedimento.
«Ci è andata bene».
Cioè?
«Il pericolo maggiore è che si avvii il blocco, lo smantellamento di tutto quanto è stato fatto dal governo precedente, come veniva annunciato in campagna elettorale».
E invece?
«Nei fatti i ministri si stanno muovendo con estremo rispetto per quello che è stato fatto prima».
Il centrosinistra al governo dice no a tutto. Il Mose a Venezia?
«Il Mose è una grande opera. Si deve fare e si farà, come ha detto il ministro Di Pietro».
Ma Cacciari è contrario.
«Nel suo precedente mandato di sindaco era uno dei sostenitori. Adesso si sta assestando e guarda dove va la maggioranza».
La Tav?
«Dico che è uno scandalo che si fermi a Salerno mentre dovrebbe arrivare fino a Trapani. Perché fino a Salerno sì e fino a Trapani no?».
Perché?
«Ancora una volta si è deciso di sacrificare il Sud. Vede, la Lega al Nord è un'anomalia. Avrebbe dovuto nascere al Sud. Nel Sud si rastrellano risorse che vanno altrove, esportiamo manodopera, esportiamo intellettuali: gli amministratori pubblici sono in prevalenza meridionali. Il capo della polizia è calabrese, il presidente della Corte costituzionale è calabrese... Continuo?».
Il centrosinistra da parte sua vuole affondare il Ponte sullo Stretto.
«Badi: molti di quelli che si dicono contrari, a mezza bocca ti dicono invece che è un'opera importante per il Sud e per l'Italia. Ricordo bene una mia discussione animata, ai tempi del primo governo Prodi, con Micheli, sottosegretario a Palazzo Chigi. Mi disse: “Prodi lo vuole, D'Alema lo vuole. Ma tutti temono che i Verdi provochino la crisi di governo”».
Così nel programma dell'Unione è stato definito un'opera «non prioritaria».
«Un compromesso per quieto vivere. I “tuttologi” hanno scritto che i soldi verranno più proficuamente impiegati per costruire acquedotti, strade».
Non è vero?
«No. Quei soldi sono vincolati alla realizzazione del Ponte, non possono essere impiegati altrimenti. E alcuni di loro lo sanno».
D'Alema parla di «finto ritiro» a proposito del programma stabilito dal governo Berlusconi per il rientro del contingente italiano dall'Irak. Rifondazione dice «via gli italiani anche dall'Afghanistan».
«Ogni sforzo deve essere fatto per avvicinare le modalità del ritiro deciso dal governo Prodi con il piano del governo precedente. Un rientro che va concordato con il governo iracheno eletto democraticamente e con gli alleati americani che sono sempre stati leali verso l'Italia e l'Europa. Questa è anche la linea del presidente Prodi e del ministro D'Alema. È giusto invece rimanere ancora in Afghanistan».
Prodi ha detto che le nostre sono «truppe d'occupazione».
«Sì, ma poi si è corretto».
L'Unione voleva anche che la senatrice Lidia Menapace fosse il presidente della commissione Difesa.
«L'Italia dei valori ha condannato per il metodo il nostro senatore Sergio De Gregorio (eletto presidente con i voti del centrodestra, ndr), ma ha detto chiaramente che la responsabilità è soprattutto di chi ha avanzato una candidatura inaccettabile. Ho visto piangere di rabbia Di Pietro per questa vicenda...».
Perché?
«Era veramente addolorato. Poi lo abbiamo convinto a rilanciare politicamente. Non potevamo certo finire nel mirino noi che avevamo ragione. Insomma, era sbagliato il nome. Io alla Camera non ho avuto difficoltà a votare Bertinotti, ma non avrei mai votato presidente un deputato con condanne penali definitive. E con questo non voglio confondere la senatrice Menapace con parlamentari di questo tipo».
La Menapace insiste: dice che le Frecce tricolori «fanno fracasso».
«Guardi che la conosco bene. È una ex democristiana: a suo tempo lei era più a destra di me. Ora cavalca queste posizioni. Ma c'è qualcos'altro in questa storia...».
Cosa?
«Non tutti col passare degli anni conservano le stesse posizioni politiche come Napolitano o Ciampi».
pierangelo.maurizio@alice.it