Un esercito in lotta contro il riciclaggio

Adesso la legge arruola anche i professionisti

Professionisti «arruolati» nella lotta al riciclaggio. Dopo una lunga gestazione, è entrata in vigore, il 22 aprile scorso, la nuova normativa messa a punto dal ministero dell’Economia, che ha allargato le file dell’esercito antiriciclaggio, un tempo formato solo dalle istituzioni finanziarie.
«Attualmente sono quattro le categorie che hanno obblighi di identificazione della clientela, registrazione e segnalazione delle operazioni sospette - spiega Lucia Starola, consigliere nazionale dei Ragionieri commercialisti -. Gli intermediari finanziari (banche, sim, assicurazioni, holding e fiduciarie) hanno quest’obbligo fin dal 1991, mentre nel 1999 sono stati coinvolti anche gli altri operatori che hanno a che fare con la ricchezza a vario titolo, dagli antiquari ai gioiellieri, dai galleristi a chi lavora nelle case da gioco. Nel 2004 l’obbligo è stato esteso ai professionisti iscritti agli albi, ossia ragionieri e dottori commercialisti, notai e avvocati: i tempi lunghi necessari all’elaborazione del regolamento, tuttavia, hanno fatto in pratica slittare l’attuazione della legge a quest’anno. Ultima novità, l’allargamento, in attuazione della legge conunitaria del 2005, ai professionisti non iscritti ad albi, che però svolgono di fatto consulenza fiscale, quindi i consulenti tributari e le società di servizi».
Un esercito che si aggira fra le 300 e le 500mila unità, in lotta contro il «denaro sporco». Il loro compito consiste anzitutto nell’identificare i clienti che fanno transazioni superiori ai 12.500 euro, registrare i loro dati e conservarli in un archivio, cartaceo o informatico, purché sia in ordine sia cronologico che alfabetico. A questo punto, saranno gli stessi professionisti, bancari o commercianti ad effettuare i primi controlli, per verificare se le operazioni «anomale» siano sospette oppure no. Nel caso in cui gli operatori ritengano che tali operazioni siano in odore di riciclaggio, saranno tenuti a segnalarle all'Ufficio Italiano Cambi. Se invece dovesse succedere che i «controllori» hanno mancato di segnalare un'operazione rivelatasi poi malavitosa, si aprirebbe nei loro confronti un procedimento amministrativo, che potrebbe concludersi anche con una sanzione pecuniaria prevista dal 5 fino al 50% del valore dell'operazione.
«Per i professionisti iscritti agli albi però - spiega ancora Lucia Starola - le conseguenze possono essere anche più gravi. È previsto infatti che alle sanzioni amministrative si aggiungano quelle decise dagli ordini professionali, che possono arrivare anche alla sospensione dall’attività».