Ma esiste il potere delle preferenze

(...) hanno una qualche giustificazione nelle preferenze i passaggi di gruppo di Franco De Benedictis, Emanuele Basso e Giuseppe Murolo a Tursi. Le loro scelte non sono le mie scelte, ma quantomeno avevano un consenso popolare personale. Così come ce l’ha avuto (sia pure mediato dal fatto di essere l’unica candidata ligure e, quindi, quasi una scelta obbligata) Susy De Martini alle Europee. Insomma, tutti coloro che - in un modo o nell’altro - hanno avuto persone che scrivevano il loro nome, con fatica e grafite, sulle schede elettorali, hanno una qualche legittimazione.
Diverso è il caso del senatore Musso. «Nominato» consigliere comunale, con il nome prestampato sulle schede, e nominato senatore, con il nome prestampato sui manifesti. E, quindi, il suo addio è doppiamente più grave di quello di Ottonello, che pure Musso ha criticato duramente (a proposito, se io fossi un attaccante che sbaglia tre gol a partita, non me la sentirei di iniziare un dibattito su un’occasione fallita da Maccarone e allo stesso modo mi sembrerebbe opportuno che Enrico si astenesse da giudizi sui passaggi di gruppo di altri): da un lato, perchè un senatore eletto sotto il simbolo «Berlusconi presidente» che si astiene e quindi dà un voto contrario al governo Berlusconi, è curioso; dall’altro perchè Enrico è stato un simbolo di un popolo. E i simboli hanno più doveri, non meno, nei confronti di chi in buona fede si è fatto simboleggiare da loro. Imposto con designazione imperiale, da Imperia e dall’imperatore, con una legge elettorale vergognosa che oggi giustamente Musso dice essere vergognosa. Ma che noi dicevamo essere tale anche quando faceva eleggere lui.
Proprio per questo - io che per primo penso che Berlusconi non sia infallibile, che abbia fatto errori, che lo spirito del 1994 spesso sia lontano e che Musso non sia il diavolo - credo però che sia incredibile che i dirigenti liguri di Futuro e Libertà si stupiscano se Giorgio Bornacin e il Pdl bocciano la candidatura di Musso (e anche quella di Gianluca Buccilli a Bogliasco, che pure sarebbe stata una buona candidatura). Come è possibile prendersela con «un capo del governo inaffidabile e travolto dagli scandali» e con il suo partito, e poi chiedergli i voti?
Domande.