Esiste una questione settentrionale? Si affronti da Milano

La batosta elettorale incassata dal centrosinistra al Nord rilancia la cosiddetta «questione settentrionale». Accade periodicamente e la storia si ripete con regolarità ossessiva: Fassino e Letta faranno un paio di viaggi da queste parti, qualche bel convegno e tutto finirà lì. Intanto però nessuno si accorge che al centro della questione settentrionale c'è la «questione Milano». Nel senso che i difficili rapporti fra la metropoli e il potere centrale sono il paradigma e la sintesi dell'incapacità di Roma - intesa come governo e apparato burocratico - e della sinistra di capire il Nord. È a Milano il baricentro del sistema lombardo di infrastrutture, il cui ammodernamento tuttora incontra a sinistra tante resistenze e reticenze non solo ministeriali, palesi e occulte: di Pedemontana, direttissima per Brescia e tangenziale esterna est si parla da decenni. Come da anni si chiede di riequilibrare nei fatti il rapporto fra il sistema aeroportuale milanese e Fiumicino, giacché la competitività fra le grandi piazze economiche internazionali si gioca soprattutto sul tavolo dell'accessibilità. Per ragioni incomprensibili (in realtà chiarissime) la sede centrale della Commissione per la borsa resta a Roma, a 600 chilometri da piazza Affari. Intanto la sede Rai di corso Sempione subisce ridimensionamenti e umiliazioni, anno dopo anno, al di là delle buone intenzioni leghiste. E poi: l'Orchestra Verdi denuncia una crisi finanziaria provocata anche da un trattamento iniquo da parte del ministero dello Spettacolo e che fa Rutelli? Mostra supponenza e fastidio. L'eroico professor Antonio Padoa-Schioppa porta il progetto per la Beic, la Grande Biblioteca Europea, alla vigilia della prima pietra e Roma continua a tenere chiusi i cordoni della borsa. Potrei proseguire ma mettiamola così: la «questione settentrionale» si affronta cominciando da Milano.