«Esistono i musulmani moderati? Allora si facciano avanti subito»

Adalberto Signore

da Milano

«È uno scontro di sicuro, ma tra una civiltà e una non-civiltà. Sarebbe troppo gratificante definirla una civiltà, quella». Ministro Calderoli, le sue parole sull’Islam hanno acceso l’ennesima polemica. E pure il ministro degli Esteri Gianfranco Fini ha bollato il suo come «un atteggiamento deprecabile e sbagliato». Non le pare di avere esagerato?
«Guardi, Fini non ha neanche sentito cosa ho detto. Le mie parole gli sono state riferite da qualche giornalista che le avrà distorte o reinterpretate. Questa volta, la polemica non l’ho voluta creare io».
Ma lei ha parlato oppure no di «non-civiltà»?
«Certo, della non-civiltà del terrorismo. Ma non mi riferivo all’Islam in generale. Nonostante tutto, credo che tra me e Fini non ci sia questa lontananza di vedute».
Addirittura?
«Be’, abbiamo posizioni diverse ma non divergenti».
Insomma, anche lei crede che il dialogo con l’Islam moderato possa essere uno strumento importante?
«Io parto da un presupposto: di questi tempi seguire la linea dura è un atto dovuto. La Lega l’ha detto più volte e grazie al cielo abbiamo portato a casa un pacchetto antiterrorismo davvero pesante. Le misure varate, però, possono ridurre percentualmente la possibilità di un attentato ma non certo escluderla. Quindi è necessario continuare senza esitazioni sulla strada della fermezza, anche perché noi viviamo in Paese dove misure di sicurezza che in altri Stati sono in vigore da tempo (penso agli Stati Uniti o all’Inghilterra) vengono considerate straordinarie o, magari, incostituzionali. Insomma, partiamo un passo indietro rispetto agli altri».
E il dialogo di cui parlano Fini e il ministro dell’Interno Pisanu?
«Be’, noi mica possiamo stare qui ad aspettare le loro bombe. Esiste un Islam moderato? Benissimo, si faccia avanti».
E cioè?
«Dopo gli attentati di Londra, gli imam delle moschee britanniche hanno lanciato una sorta di fatwa verso i terroristi per cercare di isolarli. Ecco, questa iniziativa dovrebbe diventare globale. In tutti i Paesi occidentali gli imam dovrebbero condannare espressamente il terrorismo. Sarebbe un buon punto di partenza per aprire un dialogo e iniziare a capire dove l’Islam moderato esiste davvero. Sono loro che devono mettersi nelle condizioni di essere una controparte, altrimenti non vedo alcuna possibilità di lavorare insieme».
Ma il dialogo lo crede possibile oppure no?
«Il problema è che ci sono troppe zone grigie. Guardi le moschee, per esempio. Nonostante le bombe e i morti si è continuato a coltivare l’estremismo e l’integralismo. È questo, solo questo, il prodotto che propinano gli imam di casa nostra. E la nostra risposta qual è? Populismo e demagogia. La verità è che serve chiarezza perché è arrivato il momento di dividere i buoni dai cattivi e assumersi le proprie responsabilità».
Cioè?
«La prima cosa che dobbiamo chiederci è chi sono questi interlocutori e quali titoli hanno per dialogare con noi. Qui sembra di essere di fronte alla Spectre di James Bond, un’inafferrabile organizzazione che si prende gioco dell’Occidente supertecnologico. Ma visto che questo non è un film, qualche domanda dobbiamo farcela se non vogliamo passare per fessi. Come mai sono così inafferrabili? Perché nei Paesi musulmani godono di tante connivenze? Il problema è che non ci stiamo confrontando con uno Stato nazionale islamico ma con integralisti che trasversalmente a questi Stati spingono verso lo scontro di civiltà. E io questi terroristi continuo a definirli non-civiltà».
All’Islam moderato, insomma, lei non ci crede molto.
«Io credo che il dialogo debba partire da un presupposto: la reciprocità dei comportamenti. Che però non vedo. Mentre in Italia i musulmani hanno pure il diritto di chiedere al datore di lavoro di sospendere l’attività per la preghiera (cosa che, incredibile, non possono fare neanche nei loro Paesi d’origine), dal Marocco al Pakistan è vietato per legge aprire una chiesa. Mi pare paradossale. Per fortuna il buzzurro della Lega, come mi definiscono i miei detrattori, non è il solo a pensarla così: l’Associazione docenti cattolici dice esattamente le stesse cose».
La Lega insisterà nel chiedere la sospensione del trattato di Schengen?
«Certo. È una buona carta da giocare e il fatto che la Francia lo abbia già fatto dimostra che non è un’idea così strana. Ma questo in cuor loro lo sanno anche i colleghi di governo che si sono espressi contro. La verità è che c’è il timore che un gesto simile venga interpretato come un attacco all’Ue. Ma non si può mettere l’opportunità politica davanti al bene del popolo».