Esmeralda, depressa dopo la morte del marito

Giacomo Susca

Una tragedia segna la sua vita, la perdita del marito a causa di un tumore, tre anni fa. Ma questo può essere il motivo per causarne un’altra di ben più grandi dimensioni? È l’interrogativo che si pongono in queste ore gli inquirenti, coordinati dal pm Luigi Orsi, che hanno aperto un fascicolo per «crollo colposo» a carico di Esmeralda Spolcini, che abitava al primo piano dello stabile crollato ed è morta nell’esplosione. È stata lei ad aprire i rubinetti del gas e a farsi saltare in aria con tutta la palazzina?Il dubbio tormenta i residenti di via Lomellina, il giorno dopo. Quattro morti, tra cui un bambino di 7 anni, e ventitré feriti in un primo momento attribuiti a una fuga di gas. E invece ora prende piede l’ipotesi del suicidio. Nel quartiere erano in molti a conoscere Esmeralda Spolcini. Quarantanove anni, un lavoro regolare, viveva sola, dopo la morte del compagno le facevano compagnia un cane e un gatto. Viveva proprio di fianco alla casa di Francesco, il bimbo ritrovato senza vita sotto le macerie. Pare che negli ultimi tempi non si vedesse spesso in giro. Luca, il fiorista del chiosco all’angolo con viale Corsica, non riesce a credere che abbia potuto compiere un gesto simile. «Era una persona dolcissima che conduceva una vita regolare. Usciva la mattina presto - testimonia - con il suo cane, passava di qui per andare al supermercato. Mi salutava sempre. Nonostante ciò che era successo, non mi sembra avesse perso la serenità».
Per la Procura, però, la Spolcini era una donna con non meglio specificati «problemi relazionali», dovuti con tutta probabilità ad una sindrome depressiva, ma non risulta che fosse in cura presso specialisti. A far convergere i sospetti verso il suicidio, i controlli tecnici sui tubi del metano che alimentavano la palazzina. Praticamente esclusa la pista del danno agli impianti, solo un’apertura smodata e prolungata delle valvole del gas nell’appartamento al primo piano avrebbe potuto provocare una simile deflagrazione.