Esodo di pazienti, corsie deserte alla Santa Rita

(...) qualcuno non ha potuto fare a meno di venire fino a qui. «Mia figlia quando ha saputo che mi stavano portando al Santa Rita mi ha telefonato tutta allarmata - rivela un'anziana che si è infortunata cadendo -. Ma io non avevo alternative, nella mia zona non ci sono altri ospedali». Per il resto, nel pronto soccorso da due giorni non entra più nessuno e davanti all'ingresso della clinica si vedono soltanto telecamere e qualche anziana infuriata perché il suo appuntamento è stato annullato. «Avrei dovuto fare una visita importante con la Asl che aspettavo da tempo - esclama una - e adesso, per colpa di questa vergogna, me ne dovrò tornare a casa». Sulla porta a vetri della clinica compare infatti da ieri mattina la scritta: «L'attività ambulatoriale in convenzione Asl è momentaneamente sospesa». Il che vuol dire, in molti casi, qualsiasi attività: sono pochi infatti quelli che possono permettersi di pagare di tasca propria le analisi, figuriamoci le operazioni. E così tutti i reparti sono fermi, anche se i medici sono presenti comunque per assistere i pochi che sono rimasti nei letti d'ospedale. Quelli che a proprio rischio e pericolo vengono qui per farsi visitare, nella sala d'attesa al piano terra sono meno di dieci persone, dimostrano però di essere tranquille o forse rassegnate: «Da Sesto San Giovanni a Gorgonzola non abbiamo altri ospedali per questo tipo di esami - dice un anziano che accompagna la moglie -. Ma le persone disoneste ci sono ovunque, non vuole dire che qui siano tutti degli assassini». Mentre una signora si schermisce: «Io sono qui, ma non devo subire interventi, mi servono soltanto delle analisi». «L'ordine dei medici dovrebbe intervenire - si accalora invece una dottoressa -. I miei colleghi sanno come lavoro e io so come lavorano loro. E lo stesso vale per il dottor Pierpaolo Brega Massone. Ci conosciamo tutti a vicenda, sappiamo i limiti e i pregi gli uni degli altri. Possibile che nessuno abbia denunciato quello che stava accadendo?». E aggiunge il medico: «Il problema è che spesso quando sono fatti i controlli della cosiddetta “Joint commission”, un organismo europeo che deve verificare che negli ospedali tutto funzioni, lo si sa il giorno prima e così il personale provvede a far sistemare tutto per tempo, facendo sembrare che ogni cosa sia a posto. Una tendenza che nelle strutture pubbliche è ancora più accentuata. E quando segnali ai superiori che c'è qualcosa che non va, subito ci si mettono i sindacati a impedirti di migliorare le cose».