Esordio positivo per la Superborsa

da Milano

Un buon esordio alla City per i titoli del London Stock Exchange (Lse), saliti ieri dell’1,34% e con 3,6 milioni di azioni passate di mano, nel giorno in cui è diventata effettiva la fusione con Borsa Italiana. Un processo di integrazione cui ha preso parte anche Intesa Sanpaolo, che detiene ora il 5,3% di Lse dopo aver concambiato l’intera partecipazione detenuta in Borsa Italiana. L’istituto possedeva infatti 3.040.860 azioni (corrispondente a circa il 18,7% del capitale) della società mercato italiana, convertite in 14.900.214 azioni Lse. Il «passaggio» ha garantito una plusvalenza di circa 170 milioni di euro alla banca che assieme a Unicredit e Monte dei Paschi era tra i principali soci di Borsa Italiana. Gli italiani figurano ora tra i maggiori azionisti di Lse, con una quota del 28% circa, seguiti dalla Borsa di Dubai (20%) e dal fondo del governo del Qatar (14%). Un peso che si riflette anche nella composizione del cda, dove sono entrati Sergio Ermotti, vice ad di Unicredit, Andrea Munari di Banca Imi (gruppo Intesa Sanpaolo), oltre all’ad di Eni Paolo Scaroni e al presidente e ad di Borsa Italiana, Angelo Tantazzi e Massimo Capuano.
Con il debutto in Borsa si è completato il processo d’integrazione intrapreso il 23 giugno scorso e che aveva compiuto un passo decisivo l’8 agosto, quando gli azionisti Lse avevano approvato in assemblea l’aumento di capitale con l’emissione delle nuove azioni negoziabili appunto da ieri. Il battesimo è stato seguito dal vertice Lse, a cominciare da Clara Furse, amministratore delegato del gruppo, che ha confermato che «come società-mercato più diversificata in Europa, accelereremo la nostra crescita, fornendo un ventaglio di prodotti e servizi migliore e più ampio a una clientela sempre più internazionale». Per Capuano, vice ad, «il nuovo gruppo ha un futuro eccitante: oltre a continuare nello sviluppo organico del nostro business, ci stiamo concentrando sul programma di integrazione che assicurerà il conseguimento dei benefici derivanti dalla fusione e la creazione di un maggior valore per gli azionisti».
Nel giorno del debutto, Moody’s ha però deciso di tagliare alcuni rating di riferimento del Lse, motivando il provvedimento con l’aumento della leva finanziaria previsto in seguito all’operazione di fusione, anche se Borsa Italiana porterà significativi flussi di cassa e utili addizionali con un indebitamento finanziario modesto.