Gli «esperimenti» sulla materia di Remo Bianco

Un’antologica ripropone i «capitoli» più significativi della sua produzione

A trent’anni dall’ultima monografica romana, Remo Bianco e la sua produzione multiforme tornano nella capitale con una ricca esposizione antologica. Alcune opere degli anni Quaranta mostrano come il debutto del pittore milanese sia stato influenzato dall’arte francese: un autoritratto dal volto ligneo, segnato da linee nere incise a fondo accese da tocchi di colore puro, apre l’esposizione con un omaggio a Roualt; seguono figure che richiamano Picasso e Van Gogh; altre teste si fanno via via più inventate, nel segno e nel supporto. Infatti la plastica compare nelle opere figurative al posto della tela mentre l’artista sta iniziando ad utilizzarla per opere di diverso carattere, destinate a soppiantare la produzione precedente. Tra la fine degli anni Quaranta e il decennio successivo esplode la sperimentazione sulla materia e la vena astratta, con composizioni geometriche e spazialiste. Pannelli di legno e fogli di plexiglas traforati e sovrapposti creano giochi cromatici e di ombre e luci, a volte delicati come origami, altre volte asciutti come i tagli dell’amico ed estimatore Lucio Fontana. Bianco non ignora nemmeno la ricerca informale, nella stagione in cui impasti e cristalli di vetro rendono la superficie magmatica o il grafismo espressionista di Pollock, le cui tracce esplicite si colgono dopo il soggiorno americano del 1955. Questo stesso segno resterà, attenuato nella carica emotiva, nelle opere più note dell’artista, i Collage e i Tableaux dorés: Bianco dipinge, poi taglia la tela e riassembla in mosaici le sue «tessere», inserendo elementi in foglia d’oro, stoffa, cartone, juta, legno, paglia, oppure scandisce lo spazio in griglie ordinate ma non perfettamente geometriche, in cui l’oro brilla come luce attraverso i vetri di una finestra. La materia-colore di memoria bizantina viene strappata o logorata, stropicciata e poi stesa come può fare un bambino con la stagnola di un chewingum, contravvenendo al suo puro valore di superficie. Con una serie di opere ostentatamente infantili, un abbecedario ingigantito, si chiude la mostra; è il ciclo dell’«Arte elementare», polemico nei confronti di una società che tenta subito di addomesticare la creatività individuale in immagini da cornicetta.
Remo Bianco. «Al di là dell’oro». Complesso del Vittoriano, Gipsoteca. Fino al 15 gennaio. Ingresso libero. Orari: tutti i giorni 10-19. Tel. 06.6780664.