Gli esperti: attentatori principianti e ordigni vecchi

Guido Mattioni

nostro inviato a Londra

Analogie e differenze. Di conseguenza anche domande e inquietanti paure. Perché in assenza di lumi da Scotland Yard, si racchiude in queste poche parole quello che è soltanto il sentiment sulle indagini volte a far luce sulla «replica» terroristica che giovedì ha riportato a Londra la paura di muoversi, di uscire, di compiere gesti fino a 15 giorni fa banali, come scendere nella metro o salire su un bus.
Le analogie. Sia il 7 luglio, sia giovedì gli attentatori hanno preso di mira obiettivi ai quattro punti cardinali della città. Una scelta che ha trovato poi conferma nella rivendicazione fatta dall'Organizzazione della Jihad in Europa: «La Gran Bretagna sta bruciando di paura, terrore e panico nei suoi quartieri a nord, sud, est e ovest». Entrambe le serie di esplosioni sono state coordinate per avvenire a distanza di pochi secondi l'una dall'altra. Inoltre giovedì, così come 15 giorni addietro, sono stati colpiti tre metrò e un bus. Non solo, entrambi i double-deck erano diretti a Hackney Wick. E ancora: le linee del metro prese di mira il 7 come l'altroieri si incrociano tutte alla stazione di King's Cross (la Croce, appunto, quasi un duplice simbolo), la stessa dove si erano dati appuntamento i kamikaze del 7 luglio. Infine, gli attentatori hanno utilizzato in entrambi i casi degli zainetti. Le differenze. Anzitutto il bilancio: 56 morti e 700 feriti il 7 luglio, un solo ferito leggero giovedì. L'orario: due settimane fa l'ora di punta di primo mattino, l'altroieri a metà giornata. Infine, la probabile assenza, giovedì, di terroristi kamikaze.
Le domande. Nel quasi assoluto riserbo informativo di Scotland Yard, almeno fino all'acquisita certezza dei fatti, gli interrogativi sono parecchi. Per esempio: perché se giovedì l'intenzione era di uccidere, l'esplosivo usato era in quantità molto inferiori rispetto al 7 luglio? E perché tutti e quattro i detonatori hanno fatto cilecca? Un esperto della polizia ha affermato che gli ordigni, a base di acetone e perossido, forse erano stati preparati assieme a quelli per l’attentato del 7 luglio e la miscela potrebbe essere invecchiata ed evaporata nel frattempo. Qualcuno avanza l'ipotesi che l'artificiere di allora sia morto anch'egli negli attentati, lasciando dietro di sé soltanto dei principianti. Altri ritengono che il progetto fosse soltanto quello di di terrorizzare (scopo peraltro centrato). E c'è ancora chi, andando a ripescare un altro antico nemico di Londra, ha sottolineato come in passato diverse esplosioni mancate per la cilecca dei detonatori abbiano riguardato altrettanti tentati "gesti" dell'Ira, il movimento terrorista irlandese.
Le paure. Se poter disporre di abili artificieri in grado di confezionare bombe efficienti è probabilmente oggi il problema di chi progetta questi attentati (le materie prime per confezionare l'esplosivo usato si trovano invece in drogheria e le istruzioni su Internet), non lo è affatto reperire la manovalanza. Sarebbero almeno 200 i potenziali terroristi in circolazione nel Regno Unito. Giovani o giovanissimi, come quello riconosciuto in una delle fotografie diffuse dalla polizia da un passeggero della metropolitana, Abisha Moyo, originario dello Zimbabwe, che si trovava sul metro a Shepherd's Bush. «Ho sentito il colpo del detonatore e poi ho visto quel ragazzo disteso in terra, con gli occhi chiusi e gli abiti fumanti a brandelli. Gli ho chiesto se stava bene, ma lui è fuggito sui binari. Poi l'ho rivisto in una foto ripresa da una telecamera». C'è infine un'altra paura, non inferiore, costituita dai copycat, gli emulatori. Un fenomeno studiato dagli psicologi e confermato dagli statistici: a ogni atto terroristico ne segue puntualmente almeno un altro, a breve distanza temporale. Accadde anche dopo l'11 settembre, ma quasi nessuno se ne ricorda: pochi giorni dopo, un ragazzino suggestionato dalla strage di New York andò a schiantarsi con un piccolo aereo da turismo contro un grattacielo di Miami.