Gli espianti senza consenso ai giustiziati

L’accusa più infamante riguarda il traffico di organi umani. Da quando il Comitato olimpico gli ha affidato i giochi del 2008 Pechino ha ripetutamente smentito di sottrarre e vendere alle cliniche specializzate gli organi prelevati senza consenso alle migliaia di condannati mandati a morte ogni anno. In Italia l’accusa viene rilanciata dal libro «Traffici di morte» curato dalla professoressa Maria Vittoria Cattania e uscito da poco in libreria. Stando alle accuse contenute nel libro e confermate nel 2006 dalla Associazione Britannica dei Trapianti migliaia di fegati, reni e cornee cinesi sono immessi nel mercato internazionale del traffico d’organi, anche via internet. Secondo le organizzazioni umanitarie internazionali, il 95% proviene dai corpi dei condannati a morte. Il governo cinese ha sempre negato queste accuse e nel marzo 2006 ha promesso di vietare entro tre mesi qualsiasi commercio di organi. Nel novembre del 2006 un altissimo funzionario del Ministero per la Salute, Huang Jefu, ha riconosciuto, durante una conferenza di chirurghi a Guangzhou, che «fatta eccezione per un piccolo numero di vittime della strada, la gran parte di organi espiantati viene da prigionieri uccisi». A rilanciare l’accusa contribuisce la Reuters raccontando lo scorso agosto la storia di Paul Lee, un tecnico della metropolitana di Hong Kong colpito nel 2005 da un tumore al fegato. Disperato dopo il rifiuto dei suoi medici di operarlo, il tecnico si rivolge a una clinica cinese nella città di Tianjin specializzata in trapianti. Nell’aprile del 2005 dopo aver pagato 45mila dollari in contanti (260mila yuan) viene portato in sala operatoria e si risveglia con un fegato nuovo. «Quell’ospedale - confessa il redivivo Lee - è in collegamento con un sacco di prigioni, il mio è arrivato da un condannato e io gli sarò eternamente grato». La gratitudine non cancella il fatto che gran parte degli organi continuano a venir sottratti senza alcuna autorizzazione. «Non ho mai visto una famiglia firmare l’autorizzazione per il prelievo da un loro caro condannato a morte - ha dichiarato lo scorso anno Huang Peng, un ex ufficiale presso il centro di detenzione numero 2 di Shenyang - e non ho neanche mai visto un prigioniero offrirsi spontaneamente come donatore dei propri organi».