Esplode ai varchi la rabbia dei colleghi

Dopo la morte dell’operaio in porto, è esplosa la rabbia e la reazione, in qualche caso anche scomposta, dei colleghi e degli altri lavoratori portuali. Tensione ai varchi è stata la parola d’ordine. La tragedia di Fabrizio Cannonero si è innescata in un clima già molto deteriorato in banchina per le vicende degli ultimi mesi: innanzi tutto la questione-Multipurpose, con gli strascichi giudiziari tuttora in corso, e il malfunzionamento del sistema Cosmos, che doveva disciplinare il movimento dei contenitori in entrata e uscita al Vte di Prà Voltri e invece ha provocato la paralisi sostanziale del terminal con conseguenze disastrose per l’intera operatività dello scalo genovese.
Ieri mattina, appena si è sparsa la notizia della vittima sulle banchine, i portuali hanno immediatamente formato picchetti ai varchi per impedire l’ingresso dei lavoratori. A quel punto, alcuni che si recavano in porto senza sapere ancora cosa fosse successo, si sono trovati di fronte, in qualche caso, a insulti e minacce, dovute al clima estremamente teso. Sono intervenute anche le forze dell’ordine per impedire che le frizioni degenerassero.
Momenti di paura quando due operatori televisivi, sono stati attaccati dai manifestanti. A controllare la situazione c’erano gli uomini del Reparto Mobile della Caserma di Bolzaneto e i militari dei Carabinieri.
Intanto i sindacati proclamavano lo sciopero di 48 ore e predisponevano un corteo che dal porto, attraverso il centro, doveva raggiungere la prefettura. Questo ha creato, praticamente per l’intera mattinata, la paralisi totale del traffico, anche per il blocco concomitante dei tir agli ingressi portuali, con ripercussioni sull’intero nodo di Genova (ne riferiamo qui a fianco in dettaglio). I sindacati hanno espresso la loro ferma protesta per il susseguirsi di incidenti nei porti: «A meno di un anno di distanza dall’ultima tragedia non è ancora stato applicato il sistema operativo integrato per la sicurezza, firmato lo scorso maggio». E mentre la tensione continuava a salire, si registrava anche la reazione, contenuta a livello verbale, di chi ritiene che «non si risolve così il problema delle morti sul lavoro, anzi si rischia di alimentare ulteriori contrasti fra i lavoratori».