Esplode bombola del gas A via Gradoli cresce la paura

Via Gradoli, una bomba a orologeria. Quella che ormai è nota ai più come «la via dei trans» ieri è tornata al centro della cronaca nera. Un miniappartamento al piano terra di una palazzina al civico 37 è stato sventrato dall’esplosione di una bombola di gas, che ha provocato il ferimento di un bengalese di 69 anni.
È accaduto poco dopo le 6.30 quando un fortissimo boato ha svegliato di soprassalto gli abitanti della zona. Molti hanno pensato in prima battuta a un attentato collegato all’inquientante «affaire Marrazzo» e scesi in strada ancora in pigiama. Ma hanno realizzato subito che si era trattato di un incidente provocato dalle precarie condizioni in cui vivono molti stranieri residenti in via Gradoli.
La palazzina di quattro piani piani al centro dell’esplosione, infatti, è occupata principalmente da immigrati e si trova non lontano dall’appartamento del trans Natalì. La deflagrazione, secondo i vigili del fuoco arrivati sul posto con tre mezzi, sarebbe stata generata da una fuoriuscita di gas da una bombola che il bengalese stava collegando a un fornelletto.
Il ferito, trasportato da un’ambulanza al Villa San Pietro, è stato ricoverato per ustioni di secondo grado al volto e alle mani e guarirà in una ventina di giorni. Il locale, invece, è completamente distrutto e l’esplosione ha provocato anche la caduta di un muro nel vano scale dell’edificio.
«Sono sconvolta per quello che è successo» racconta in un italiano stentato la moglie del ferito, giunta a casa un’ora più tardi. «Non so cosa sia potuto succedere - aggiunge tra le lacrime -. Non ero qui casa perché lavoro molto lontano. Ora corro in ospedalele: mi hanno detto che mio marito ha ustioni sulle braccia e sulla testa».
«Abbiamo sentito un forte boato, sembrava una bomba», raccontano i vicini di casa. «C’è stato un tremendo rumore, ci siamo svegliati e abbiamo avuto veramente paura, abbiamo pensato fosse il terremoto», dicono due bengalesi del terzo piano.
Qualche metro più in là, le rare famiglie italiane rimaste a via Gradoli parlano di «tragedia annunciata». E sulla paura prevale la rabbia. «Qui ci sono molte cantine, circa un centinaio, trasformate in microabitazioni dove ci sono soltanto bombole a gas - spiegano -. Una sorta di celle, affittate spesso in nero a extracomunitari per un prezzo che arriva fino a 450 euro al mese».
Un mese fa circa 190 famiglie hanno formato un comitato, per cercare di difendere la strada. «Vogliamo fermare questo degrado e riappropriarci della via», dicono. Su alcune finestre di palazzine non lontane dal civico 37 la gente ha appeso striscioni con le scritta «Via Gradoli è cosa nostra» e ancora «Basta al degrado - Il comitato di via Gradoli».
«Più volte - aggiunge un residente - abbiamo denunciato la situazione di degrado e precarietà in cui vivono molte persone. Ma nessuno ci ha ascoltato. Ci sono palazzi con nuclei abitativi molto promiscui come quello dello scandalo Marrazzo». «A noi non importa cosa facciano privatamente nei loro appartamenti - chiarisce una donna - l’importante è che vengano risolte le situazioni di sporcizia e inciviltà che mettono in pericolo anche noi italiani. Nella maggior parte di queste microcelle, infatti, ci sono bombole a gas e noi viviamo in pratica sopra una polveriera».