«Esplode» una candela cinese Ricoverata donna ferita al volto

Investita dalle schegge, la vittima viene medicata con 58 punti di sutura

Quando la notizia è rimbalzata in questura, è scattato subito l’«allarme rosso». L’esplosione di un cero poteva significare solo che «Unabomber» era arrivato a Milano oppure che aveva trovato un emulo in città. Gli esami degli artificieri hanno poi escluso la presenza di esplosivo. Ma ora resta da rispondere alla non facile domanda: ma un cero può esplodere?
Veniamo ai fatti, o quanto meno alla versione che ha fornito la donna, sulla cui identità la polizia rimane piuttosto abbottonata. Si sa solo che ha 38 anni, che è vedova e che l’altra mattina ha comprato la candela di fabbricazione cinese al supermercato Sma di piazzale Frattini, che a scanso di equivoci poi ritirerà tutti i ceri dai suoi scaffali. Un oggetto alto una quindicina di centimetri dal diametro di una decina, infilato in un contenitore di bambù nero. La signora torna a casa, abita poco lontano, e lo accende.
Più tardi decide di spegnerlo, facendo la più classica delle operazione: soffiare. Ma la fiammella non si spegne. La donna prende un bicchiere d’acqua e lo versa sul cero che esplode facendo deflagrare anche la vicina bottiglia di profumo i cui frammenti investono la signora. Coperta di sangue, viene portata al Policlinico dove le applicano ben 58 punti di sutura.
Interviene la polizia: gli investigatori del commissariato Porta Genova, gli artificieri, la squadra mobile. Impossibile non andare con la mente a «Unabomber», il folle bombarolo che da una dozzina d’anni dissemina il Nordest di oggetti di uso comune, pennarelli, tubetti di maionese, tubi di ferro e appunto ceri, trasformati in piccoli ma micidiali ordigni. Ma gli artificieri non trovano alcuna traccia di esplosivo. La donna però insiste nella sua versione: «È esploso il cero e solo quando ho versato l’acqua».
Quindi si inizia a muoversi nel campo delle ipotesi. I tecnici dell’antisabotaggio ne azzardano una: lo scoppio è stato causato dallo sbalzo termico della cera prima scaldata dallo stoppino poi bruscamente raffreddata dall’acqua, mandando in frantumi la bottiglia di profumo le cui schegge feriscono la donna.
«Mai sentito di un cero che esplode da solo» replica però il dottor Paolo Cordillo, direttore scientifico della Stazione sperimentale combustibili. «Se penso a un “colpevole” penso piuttosto al flacone di profumo, fatto con una base alcolica i cui vapori potrebbero avere avvolto la candela».