Esplode la fabbrica dei fuochi: tre morti

I testimoni: «Ha tremato tutto per 20 secondi, sembrava un’eruzione del Vesuvio» I soccorritori hanno trovato i resti delle vittime a duecento metri di distanza

da Gragnano (Napoli)

Una fabbrica di fuochi artificiali è esplosa ieri pomeriggio a Gragnano, nel Napoletano: tre persone hanno perso la vita e un'altra decina di persone sono rimaste ferite in modo non grave. Il capannone, all'interno del quale stavano lavorando quattro persone, è completamente saltato in aria. Le vittime sono il titolare dell’azienda, Alfonso Novellino, 57 anni, il nipote, Aniello Novellino, 43 e un operaio, Alberto Tartaglione, di 38 anni. La quarta persona che si trovava nella fabbrica della morte, era un altro nipote del titolare, Gennaro Novellino, 47 anni, scampato alla tragedia in quanto si era appena lasciato alle spalle la porta d'ingresso del capannone. Altri due operai, si sono salvati perché, appena 5 minuti prima, erano usciti dalla fabbrica per andare a prendere un caffè. Hanno udito il botto da lontano e sono accorsi per aiutare i loro compagni di lavoro.
Questa nuova strage si è consumata in via Mandrio, una zona isolata rispetto al centro abitato di Gragnano. Materialmente l'esplosione si sarebbe verificata nella zona delle presse, all'interno di un'area di non più di centocinquanta metri quadrati. Varie esplosioni si sono susseguite nel giro di poche decine di secondi ma la più devastante è stata la prima. I cadaveri delle tre vittime erano irriconoscibili. I vigili del fuoco hanno recuperato addirittura alcuni resti delle vittime a duecento metri dal punto dell’esplosione.
Il boato, violentissimo, è stato udito anche nella vicina Pimonte, centro che sovrasta Gragnano. «Le case hanno tremato per 20 secondi», racconta la gente. Subito la zona della tragedia si è popolata di familiari e amici delle vittime. In pochi minuti i vigili del fuoco di Castellammare di Stabia e del distaccamento del quartiere Ponticelli, periferia di Napoli, sono accorsi sul luogo della sciagura. Poi, anche i carabinieri e la polizia. Difficile il lavoro dei soccorritori, che hanno dovuto operare in una zona impervia, difficile da raggiungere con i mezzi: è stata quasi una impresa spegnere le fiamme in «appena» un’ora e mezzo.
Lo choc per gli abitanti di Gragnano e dintorni è stato molto forte: non solo per le tre vite umane distrutte ma anche per la paura che quello scoppio potesse significare qualcosa di ben più grave, come il terremoto o, peggio ancora, l'eruzione del Vesuvio. «A casa mia abbiamo pensato che fosse esploso il vulcano quando abbiamo udito il fortissimo boato», spiega Concetta Inghilterra, che vive a poche decine di metri dalla fabbrica esplosa.
All'ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia sono stati portati i dieci feriti, quasi tutti colpiti da un forte choc, mentre altri, invece, hanno subito delle lievi lesioni per la rottura dei vetri delle finestre di casa.
La fabbrica di Aniello Novellino era stata aperta, con tutte le autorizzazioni del caso, solo un anno fa, dopo essere stata per parecchio tempo «abusiva». Ma c'è un altro precedente tragico nella storia di questa famiglia: diciannove anni e mezzo fa, un'altra deflagrazione fece saltare in aria una fabbrica dei Novellino. Anche in quella circostanza il bilancio fu grave: un ragazzo di sedici anni, Ferdinando Novellino, perse la vita. La vittima era il figlio di Domenico, fratello di Alfonso, uno dei morti di ieri. Anche allora, Gennaro Novellino, uno dei feriti di Gragnano, rimase ferito in modo non grave.