Esplode l’ira dei parenti delle vittime

Il figlio del maresciallo Berardi: "Quei ragazzi non sanno la storia". Sit-in contrapposto per ricordare il primo fatto di sangue
delle Br avvenuto proprio a Padova nel 1974: un commando
delle fece irruzione nella sede del Msi e uccise Graziano Giralucci
e Giuseppe Mazzola

da Roma

Scendere sullo stesso piano del centro sociale Gramigna sarebbe sbagliato, e per questo «ci dissociamo». Le famiglie delle vittime degli Anni di piombo non sono state a guardare e ieri si sono organizzate per un sit-in contrapposto, a Padova, per ricordare il primo fatto di sangue del brigatismo rosso, avvenuto proprio a Padova, nel 1974: un commando delle Br fece irruzione nella sede del Msi e uccise Graziano Giralucci e Giuseppe Mazzola. Ma proprio i familiari delle due vittime, il giovane giocatore di rugby e il carabiniere in congedo assassinati a Padova 33 anni fa, contestano l’iniziativa e «non approvano la manifestazione che si è tenuta oggi a Padova in via Zabarella».
In via Zabarella l’associazione nazionale delle vittime del terrorismo «Domus civitas» ha deposto una corona di alloro. Il presidente, Bruno Berardi, figlio del maresciallo Rosario Berardi ucciso dalle Br nel 1978, chiama i manifestanti del Gramigna soltanto «ragazzi», ma dice: «Questi ragazzi non sanno che cosa è la storia del terrorismo, perché se la sapessero non manifesterebbero così». Berardi ha ricordato come «più di 4mila persone sono state sacrificate» e «questi ragazzi, che oggi manifestano, non sanno cosa sono venuti a fare qui: si sono messi in un gioco più grande di loro». La corona ha voluto significare «un ricordo per tutte le vittime del terrorismo». Ma, in polemica con questa cerimonia, le famiglie di Giuseppe Mazzola e Graziano Giralucci hanno fatto sapere di riconoscersi «esclusivamente» nell’Associazione nazionale vittime del terrorismo, che rappresenta «la stragrande maggioranza dei familiari delle vittime in Italia». E ritengono sbagliato «mettersi sullo stesso piano del Gramigna».
Ma Domus Civitas ha annunciato che sarà presente a tutte le iniziative di contromanifestazione in risposta a cortei che inneggino al terrorismo rosso: «Dove non arriva lo Stato - ha sottolineato Berardi - adesso arriveremo noi, perché sappiamo che sulle istituzioni non possiamo contare. Non capiamo perché si vogliono dimenticare le vittime del terrorismo e perché lo si vuole mettere nell’oblio».
Il 17 giugno del 1974 due brigatisti fecero irruzione nella sede del Msi dove si trovavano Giralucci, 29 anni, padre di una bambina di tre, e Mazzola, sessant’anni, padre di quattro figli, considerati nella storia del terrorismo rosso come le prime vittime delle Br in Italia. Il giorno successivo le Brigate rosse rivendicarono l’attentato con volantini trovati in cabine telefoniche di Padova e Milano e con una telefonata al Gazzettino. Ma a lungo la stampa di sinistra parlò di «pista nera» per il duplice omicidio, rivelatosi invece successivamente il primo attentato rivendicato dalle neonate Brigate rosse. Renato Curcio, Mario Moretti e Alberto Franceschini furono condannati come mandanti.