Esplode la polemica politica

Immediate le reazioni dei politici dopo la morte per eutanasia di Piergiorgio Welby (nella foto la sorella Anna con Emma Bonino). Il leader dei Radicali Marco Pannella ha commentato così la notizia: "Grazie a Welby non c'è solo un giudice, ma anche un dottore in Italia. Certo, cercheranno di fargliela pagare, ma l'avere costruito in questi 88 giorni, rispondendo a interrogativi e urgenze ogni giorno diverse, la praticabilità di un percorso che il giudice non ritiene ancora percorribile. Nel salutarlo gli ho detto: Visto, ti pareva stessimo scherzando?”.

Durissimi i commenti del centrodestra. Luca Volonté (Udc) chiede l'arresto dei "colpevoli di questo omicidio". Parla invece di "barbara strumentalizzazione" da parte dei radicali Ignazio La Russa (An). L’ex sottosegretario dell’Interno, Alfredo Mantovano (An), punta il dito contro i “criminali” che “uccidono per propaganda politica allo scopo di invocare una legge che generalizzi la morte”. Enrico La Loggia (Fi) afferma perentorio: “L'atto compiuto è illecito". Gianfranco Rotondi, segretario Democrazia cristiana per le autonomie, ribadisce che “nessuno può decidere di porre fine a una vita data da Dio, per chi crede in Dio, e dalla natura per chi non è credente”.

Fuori dal coro, rispetto al resto della Cdl, la dichiarazione che Alessandra Mussolini (Alternativa sociale) ha scritto in un telegramma alla famiglia Welby: “È stata fatta la volontà di Dio”. La maggioranza vive momenti di forte imbarazzo, soprattutto per la difficile convivenza, al proprio interno, dell'anima laica e di quella cattolica della Margherita. Il presidente della Camera Fausto Bertinotti ha sottolineato come “l’uomo Welby ha vissuto il suo dolore in modo pubblico cercando di contribuire al dibattito nella società su questo argomento delicato”. Gennaro Migliore (Rifondazione comunista) e Paolo Cento (Verdi) sollecitano un confronto in parlamento sul tema eutanasia. e confine tra vita e morte. Marina Sereni (Ds) si dice “sollevata” per la vicenda umana ma manifesta il proprio rammarico per la mancanza di norme.