Esplode la rabbia dei consumatori: "È la prova che il ministro è debole"

L’Adoc: delusi dalla scelta del governo di rinviare la sterilizzazione dell’Iva. Ma l’accusa più articolata viene dalla Fegica-Cisl: "Tutta la bufera
innescata in questi giorni sui prezzi dei carburanti e che è stata
utilizzata da molti per acquisire pubblicità a costo zero, finisce con
il più piatto dei nulla di fatto"

da Roma

Le associazioni dei consumatori non hanno ottenuto dall’incontro di ieri mattina alcuna terapia d’urto. Per cui, seppure con toni diversi, esprimono insoddisfazione.
Netto il giudizio dell’Adoc, cui non è andata giù la frenata di Pierluigi Bersani a proposito degli interventi sulla componente fiscale. Il presidente Carlo Pileri commenta l’esito dell’incontro con due parole: «Stupore e delusione». E manifesta disappunto perché nella migliore delle ipotesi la discussione sulla sterilizzazione dell’Iva slitterà a dopo l’estate, quando i grandi flussi di traffico saranno ormai finiti. «Ancora una volta è uscita la forza delle lobby - dice Pileri - e la debolezza di questo governo, così come dei precedenti». Secondo l’Adoc, il controllo dei prezzi di benzina e gasolio libererebbe le famiglie italiane da una spesa annuale superiore di 200 euro alla media europea. L’Adoc insiste anche sulla necessità di uno «stimolo a un’effettiva concorrenza tra le compagnie petrolifere», basato «sul miglioramento del sistema dei benza-cartelloni», i nuovi pannelli esposti sulle autostrade che segnalano i prezzi del carburante praticati nelle aree di servizio più vicine. Per l’Aduc Bersani non intende rimodulare l’accisa in quanto «per ogni aumento di un centesimo lo Stato incassa 20 milioni di euro». A sentire il segretario generale dell’Adiconsum Paolo Landi, invece, è da apprezzare l’idea del governo di sterilizzare l’Iva, che però non impedirebbe «aspetti speculativi, insiti nel consentire ai petrolieri variazioni giornaliere». Linea comune ad Adusbef e Federconsumatori, favorevoli a una riduzione delle accise, anche se, a loro avviso, il problema rimane «la speculazione, da inibire per decreto», la quale, nello specifico, si anniderebbe nella filiera, e che dovrebbe essere contrastata dal governo fissando «prezzi chiari».
Ma l’accusa più articolata viene dalla Fegica-Cisl. «Tutta la bufera innescata in questi giorni sui prezzi dei carburanti e che è stata utilizzata da molti per acquisire pubblicità a costo zero, finisce con il più piatto dei nulla di fatto», recita un comunicato dell’associazione dei gestori. «Nessuna misura contro i petrolieri, nessun intervento di riduzione delle accise, nessun provvedimento per contenere il prezzo dei carburanti. Le grandi accuse, le prese di posizione, gli annunci: tutto si riduce alla istituzione di un «nuovo» tavolo tecnico del ministero, che si riunirà con i petrolieri tutti i mesi (almeno il prossimo)», prosegue la nota. «Lo avevamo detto e per questo i gestori sono stati tenuti lontani dalla riunione». Ma per abbassare «subito il costo della benzina di 3,8 cent/litro, il differenziale medio che ci divide dal resto d’Europa», bisognerebbe contrastare il trattamento di favore che i petrolieri riserverebbero a grande distribuzione e pompe bianche, cioè i benzinai senza marchi di compagnie petrolifere. Di questo, conclude la nota, dovrebbero occuparsi governo e Antitrust, per dare una risposta ai gestori, «ma prima di tutto ai consumatori a cui dichiarano di essere interessati». La palla torna a Bersani, che del consumerismo ha fatto la sua bandiera.