Esplodono bombole del gas: le baracche vanno in fumo

«Saranno state le 19.45, io ero nella mia baracca, quando ho sentito urlare “al fuoco, al fuoco”. Allora ho preso i bambini e sono fuggito. Che altro potevo fare?». Questa una delle tante testimonianze fotocopia sul rogo - probabilmente doloso - scoppiato nel campo sosta all’angolo tra via Barzaghi e via Triboniano l’8 marzo scorso, lasciando senza tetto circa 400 rom. Quella sera, nell’area sorta abusivamente a ridosso di quella attrezzata e risparmiata dalle fiamme, chi c’era dice che il campo sembrava un enorme braciere ardente. Circondato dai lampeggianti dei mezzi di soccorso, da ambulanze e soprattutto vigili del fuoco. Che, con una dozzina di mezzi e oltre cinquanta di loro, hanno lottato duramente tra le esplosioni di alcune bombole del gas per circoscrivere l’incendio. Riuscendoci solo dopo due ore: per spegnere definitivamente le fiamme, infatti, bisognerà aspettare l’alba. Partita la prima fiammata, comunque, è stato subito molto chiaro a tutti che non ci sarebbe stato più niente da fare visto che l’insediamento è composto quasi esclusivamente da baracche in legno e cartone, praticamente una scatola di fiammiferi. Un fatto, questo, di cui i nomadi sembrano essere stati pienamente coscienti tant’è che, al primo grido, tutti sono schizzati in strada senza tentare di spegnere l’incendio. Solo alle prime luci del giorno è stato possibile entrare tra le macerie fumanti. E avere la certezza che non mancasse nessuno all’appello.