Esporta amore medicina e salute in quaranta Paesi

«Stiamo lavorando per entrare in Laos e in Birmania, ci sono spiragli significativi, mentre in Vietnam abbiamo in programma di effettuare i primi trapianti di fegato e di cuore», anticipa Giuseppe De Simone, coordinatore delle missioni umanitarie del Bambino Gesù. «Arrivano richieste dell'Afghanistan, dall'Irak e dal Kazakistan - aggiunge - il tutto mentre stiamo gestendo un centro di neurologia in Georgia e si è aperta una collaborazione con l'Albania».
Paesi vicini e terre lontane si mescolano e si sovrappongono nell'attività scientifica e sanitaria del nosocomio, che fuori dal Bel Paese è in grado di muoversi su diversi piani, modulando i propri interventi a seconda delle esigenze e delle caratteristiche della nazione ospitante. Così, in America Latina e in Africa sono stati avviati numerosi programmi di prevenzione della trasmissione materno-fetale del virus Hiv; in Cambogia, in una regione particolarmente depressa, è stato aperto un padiglione provvisto di due camere operatorie con tecnologia occidentale, dove ogni anno vengono svolti oltre duemila interventi di chirurgia plastica per curare malformazioni congenite o ustioni; in Vietnam, infine, viene svolta formazione di alto livello ai cardiochirurghi locali, consentendo loro di apprendere le conoscenze necessarie per intervenire autonomamente. Ed è prassi che medici di Santo Domingo, Cile, Nicaragua ed Ecuador raggiungano Roma per un training periodico e mirato, in modo tale che possano operare al meglio nelle loro terre d'origine.
Nel 1869, anno della sua fondazione, l'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma era raccolto in una stanza con appena quattro letti. È stato col tempo che il nosocomio, dal 1924 di proprietà della Santa Sede, ha saputo svilupparsi e mettere a frutto l'esperienza maturata in oltre quaranta diverse specializzazioni, fino a porsi come un faro internazionale per la salute dei bambini e dei ragazzi. Lo dicono i numeri, che parlano di circa 34mila ricoveri ogni 12 mesi e 2.200 addetti in tutto tra medici, infermieri e ricercatori, divisi tra il polo capitolino, quello di Santa Marinella e di Polidoro. Lo conferma, in maniera ancora più evidente, la forte vocazione internazionale della struttura, oggi definibile senza esagerazioni come «un reparto grande cinque continenti».
Sono ben quaranta gli Stati esteri che l'ospedale è riuscito a raggiungere con il suo personale, e nel 2009 questo numero è destinato a crescere ancora. Questo policlinico pediatrico multispecialistico, unico nel suo genere nel Centro-Sud, oggi si candida a diventare il primo centro europeo di trapianti in età pediatrica, in grado di ospitare pazienti provenienti da tutto il mondo.