Espulsione sospesa per il marocchino che ha fatto la naja

da Ragusa

Il prefetto di Ragusa, Marcello Ciliberti, ha firmato il provvedimento che sospende il decreto di espulsione di Mohamed Jelloul, 26 anni, da quattro mesi privo di permesso di soggiorno perché rimasto senza lavoro.
Il prefetto ha accolto la richiesta dell’avvocato Maria Grazia Criscione di «sospensione del decreto in autotutela» per la particolarità del caso: il padre lavora e risiede regolarmente a Ragusa da oltre vent’anni, l’intera famiglia (moglie e tre figli, che oggi hanno 26, 23 e 19 anni) lo raggiunse nel ’94 e da allora si è pienamente integrata. Jelloul ha studiato e lavorato a Ragusa e tra il ’99 e il 2000 ha prestato anche servizio militare nel reggimento lancieri di Montebello.
Il giovane infatti non è cittadino italiano, anche se nel 2000, subito dopo avere «assolto agli obblighi» di leva, presentò richiesta di cittadinanza, ma con esito negativo, per mancanza dei presupposti necessari per la «cittadinanza breve».
L’avvocato ha eccepito anche la carenza di motivazione di quel rifiuto riproponendo la richiesta che ora ha molte più chance di essere accolta, anche perché nel frattempo Jelloul risiede in Italia da oltre 10 anni. In proposito il prefetto oltre ad avere assicurato che notificherà immediatamente il provvedimento di sospensione alla Questura e all’interessato (che altrimenti entro domenica dovrebbe lasciare il territorio nazionale), ha annunciato che esprimerà parere favorevole sulla richiesta di cittadinanza.
Nel frattempo un permesso temporaneo di soggiorno consentirà al giovane di trovare il lavoro di autista per un’azienda di autotrasporto per il quale, proprio nei giorni in cui è stato fermato per un controllo di routine dalla Polstrada, era in prova. Infine è emerso che non c’è stato alcun errore alla base della chiamata al servizio militare del giovane.
In regime di leva obbligatoria non solo gli iscritti nelle liste elettorali ma anche gli stranieri residenti regolarmente potevano essere chiamati e, se disponibili (in quanto per loro la leva non era un obbligo) ammessi a prestare il servizio. Tale disponibilità era considerata un presupposto necessario, ma non sufficiente (come nel caso di Jelloul) per la cittadinanza. A favore del giovane marocchino si sono espressi numerosi esponenti politici tra cui il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero.