Espulsioni, Amato cede a Rifondazione sui giudici di pace

Il ministro "disponibile" ad affidare la ratifica al magistrato monocratico

Roma - Le «espulsioni di massa» sono «inconcepibili». Sembrerebbe un passo indietro per il ministro dell’Interno Giuliano Amato. Parrebbero anzi due passi indietro. Perché, oltre a chiarire che il dialogo con il governo romeno «è inquinato da cose false che in questi giorni stanno uscendo su alcuni organi di stampa», il titolare del Viminale ha teso la mano a Rifondazione: alcuni degli emendamenti del Prc al «pacchetto sicurezza» al vaglio della Camera verranno accolti. Primo fra tutti quello sul passaggio delle pratiche di espulsione «al giudice monocratico».

Pochi giorni fa erano arrivati dal governo gli annunci su un giro di vite per la sicurezza e un decreto per rispedire in patria i romeni pericolosi. Amato ieri ha invece disegnato una linea meno intransigente: «Ci sono proposte che non ho nessuna difficoltà ad accettare», ha spiegato riferendosi ai colloqui avuti con gli esponenti di Rifondazione: «Con Ferrero (ministro della Solidarietà Sociale, ndr) abbiamo ripreso il discorso. Il decreto non prevede espulsioni per motivi non gravi - ha assicurato - ma non ho difficoltà a specificare ulteriormente».

Per esempio, ha proseguito Amato, «condivido che la convalida delle espulsioni per motivi di pubblica sicurezza, come richiede Rifondazione, passi dal giudice di pace al giudice ordinario del tribunale monocratico».
Il ministro ha poi attaccato le «politiche della destra» e la «fantasia malata» della stampa: «Su un giornale ho letto addirittura che ci staremmo preparando a fare 250mila espulsioni: qui si danno i numeri ». E ha snocciolato le prime cifre sul 3 novembre come esempio di amicizia verso al Romania: «Due espulsi a Roma, due a Milano, due a Genova e altri 17 a Milano. Nulla a che vedere con le espulsioni di massa che un Paese democratico come l’Italia non saprebbe nemmeno concepire».

Ha ammesso di voler percorrere una strada a metà tra «le politiche della destra a cui non ci si può arrendere» e «la diffidenza alle politiche per la sicurezza» della sinistra radicale. Ma è questa diffidenza che il ministro ha conquistato ieri con altre aperture: «Abbiamo la correttezza politica di dire che i diversi devono stare insieme».

Non ci saranno problemi economici, ha spiegato ancora il ministro. Ogni trasferta per accompagnare a Bucarest i romeni espulsi è un costo che grava sulle forze dell’ordine. Ma ha chiarito: «La copertura c’è. Abbiamo mantenuto nei capitoli del ministero dell’Interno le stesse risorse per gestire le espulsioni che avevamo prima». Forse perché non cambierà niente?, si chiedono dall’opposizione.