Espulsioni, sanatoria segreta

Il Viminale offre un permesso di soggiorno per motivi umanitari agli immigrati che non sono riusciti a ottenere asilo politico. E <strong><a href="/a.pic1?ID=218742">Amato cede a Rifondazione sui giudici di pace</a></strong>

Gian Marco Chiocci - Massimo Malpica

Roma - Un «asilo» sicuro al riparo dalle espulsioni. Mentre il governo cerca voti per varare un pacchetto-sicurezza mirato a cacciare dalla porta principale clandestini e comunitari pericolosi, il Viminale apre la finestra per accogliere migliaia di «mancati rifugiati».
Una sanatoria in piena regola. Grazie alla quale gli extracomunitari che si sono visti respingere la richiesta di status di rifugiato, e che hanno presentato appello contro la decisione, possono strappare un permesso di soggiorno per motivi umanitari. All’unica condizione di rinunciare al ricorso. Un’offerta generosa, messa nero su bianco dalla Commissione nazionale per il diritto all’asilo del ministero dell’Interno in una nota spedita il 20 aprile ad associazioni, patronati e sindacati che si occupano di immigrazione. Motivata dall’eccesso di contenzioso (1.300 ricorsi) legato alle richieste di asilo che intasano il tribunale di Roma. Un classico della giustizia all’italiana.
Il colpo di spugna (e di scena) si ha con l’entrata in vigore, il 21 aprile del 2005, della nuova normativa che regola la concessione dello status di rifugiato. Dalla commissione centrale con sede a Roma, che un tempo esaminava le domande in tempi biblici, si è passati a commissioni territoriali, e soprattutto a un iter più spedito. Ma a rallentare gli ingranaggi del nuovo sistema ci sono, appunto, i 1.300 ricorsi pendenti, oltre a ben 5.000 domande ancora inevase. Gli uni e le altre passate alla competenza della «sezione speciale stralcio» della Commissione nazionale. Appena nata e già oberata di lavoro. Per uscire dall’impasse il Viminale offre esplicitamente uno «scambio» a chi si è visto rifiutare l’asilo e ha reagito a colpi di carte bollate. «Questa Commissione nazionale sezione stralcio - recita la lettera del ministero - in accordo col Capo dipartimento per le Libertà civili e per l’immigrazione, in via di autotutela ritiene di procedere all’esame di tutti i casi di contenziosi pendenti e di chiedere al questore il rilascio di un permesso per motivi umanitari, subordinato alla rinuncia dal richiedente asilo agli atti del giudizio in corso, con conseguente cessazione della materia del contendere».
Se ancora ci fossero dubbi sull’automatismo della procedura, seguono le istruzioni per l’uso, con tanto di «modulo allegato» in formato word (reperibile su diversi siti web) nel quale il «mancato rifugiato» contestualmente «dichiara di rinunciare agli atti giudiziari» e «chiede al questore il rilascio di un permesso per motivi umanitari ai sensi dell’art. 5, sesto comma del D.Lgs. 25/7/1998 n.286». Insomma, nessun esame caso per caso dei «seri motivi» richiesti per rilasciare un permesso di carattere umanitario: lo stesso immigrato che il Viminale, per due volte, certifica non avere i requisiti per l’ottenimento dello status di rifugiato, si ritrova regolarizzato in maniera del tutto acritica. Proprio in queste settimane stanno arrivando le relative «decisioni» della Sezione speciale stralcio sull’esame delle richieste di status di rifugiato rigettate in passato. Per tutti viene confermata la bocciatura dell’asilo politico, ma non c’è il rischio di ritrovarsi clandestini. Perché, nella stessa «sentenza» la sezione stralcio «riconosce l’esigenza di protezione umanitaria» per l’extracomunitario. Il cui fascicolo arriva in questura blindato da un parere praticamente vincolante, visto che è frutto di un accordo scritto tra Viminale e immigrato. Difficile infatti che un questore possa negare il permesso e smentire il «programma premiale» concesso dal suo ministero a chi rinuncia al ricorso.
Ma c’è di più. Secondo il segretario del sindacato di polizia Coisp, Franco Maccari, «questa soluzione, nata per disinnescare i troppi ricorsi, da aprile ha contagiato anche l’esame delle domande d’asilo ancora inevase presentate secondo il vecchio ordinamento». E così, quasi prevenendo i possibili ricorsi degli immigrati che da anni aspettano una risposta, fioccano le bocciature per gli aspiranti rifugiati. Addolcite però dal via libera al permesso umanitario.