Espulso dall’Italia per aver perso al Superenalotto

Egiziano clandestino gioca una schedina e vince ma fa incassare il premio da un amico

Diego Pistacchi

Fortunato, non c’è che dire. La prima volta vince al Superenalotto e incassa 45mila euro. La seconda volta fa finta di rivincere la stessa cifra, non è vero, ma ottiene comunque un viaggio in Egitto. Che la destinazione non sia Sharm el Sheik è un dettaglio, che il plurivincitore sia egiziano e che in patria ci sia stato rimandato con la scorta della polizia sono ulteriori particolari, ma di quelli che cambiano tutta la storia. Una storia iniziata il 21 agosto scorso, con una schedina da pochi euro che, una volta giocata, si trasforma in una ricevuta per incassare 47mila euro, un 5 al Superenalotto più che fortunato. A tenerla ben stretta in mano è un egiziano di 37 anni. Vive a Savona, ma lavora a Genova. Lavora anche se non risulta a libro paga, non ha contributi. È uno dei tanti immigrati impiegati in nero. E non si può presentare all’ufficio dei monopoli, dare le sue generalità, e incassare il premio senza rischiare che qualcuno gli chieda cosa ci fa in Italia da clandestino.
L’egiziano chiede e ottiene la complicità di un amico. Un barista che gli prepara tutte le mattine il caffè si offre di fare da intermediario: la schedina la va a riscuotere lui, in cambio gli chiede una «commissione» di duemila euro. L’affare conviene a entrambi, per di più la schedina è «buona» tanto che il barista anticipa al vincitore i 45mila euro che hanno pattuito. Tutto va a buon fine. Anche il sogno dell’egiziano, che improvvisamente si ritrova pieno di soldi e decide di spenderli senza badare troppo ai prezzi dei locali pubblici e a quelli dei regali per le donne che lo accompagnano volentieri nelle sue folli notti in Riviera. Una bella vita che, naturalmente, non può durare a lungo, soprattutto perché la vincita è consistente ma non certo stratosferica.
L’egiziano però si è ormai abituato alla nuova agiatezza. Così riprova a vincere. Ci prova per mesi, con la solita schedina da pochi euro. Visto che la fortuna è cieca ma non necessariamente ripetitiva nelle sue scelte, l’immigrato si deve arrendere come molti altri milioni di italiani e iniziare a spuntare schedine con numeri sempre diversi da quelli estratti. Contrariamente ad altri giocatori però, il fortunato egiziano tiene sempre da parte le ricevute perdenti. Fino a quando una vecchia combinazioni di numeri esce davvero. Ancora un «cinque», ma naturalmente non giocato nella data giusta. A questo punto lo straniero tenta il colpaccio. A novembre si ripresenta all’amico barista con la schedina diventata vincente grazie a un illecito cambio di data. L’incassatore ufficiale, prevedendo un’altra commissione da duemila euro su una vincita praticamente uguale (48mila euro) alla precedente, accetta di rifare lo stesso lavoro per l’egiziano. Gli anticipa i soldi ma scopre il trucchetto della data fasulla quando ormai è troppo tardi. Anche perché l’ormai ex amico non si fa più rivedere al bar.
Passano le settimane e finalmente i due si rivedono. L’incontro avviene in treno ed è tutt’altro che tranquillo. Sul Genova-Savona scoppia la lite, al punto che devono intervenire gli agenti della Polfer. A rimetterci è l’egiziano. Non tanto per la truffa ai danni del barista, reato per il quale è stato comunque denunciato per truffa, quanto piuttosto per il fatto che in questura risultava clandestino e soprattutto già colpito da decreto di espulsione. Non vincere al Superenalotto può far vincere un viaggio in Egitto. Ma di sola andata.