«Espulso per un fallo su Zambrotta»

Materazzi: «L’arbitro è stato troppo severo: ho colpito il mio compagno...». Del Piero: «Quel rigore l’avrei segnato anch’io». Buffon, ancora il migliore in campo: «Temevo un finale tragico»

Marcello Di Dio

nostro inviato a Kaiserslautern

In quattro giorni è passato dalla gioia per il gol alla Repubblica Ceca all’amarezza per il rosso con l’Australia. Ma la soddisfazione per la qualificazione acciuffata al 94’ su rigore lenisce la delusione di Marco Materazzi. «L’arbitro ha sbagliato, penso che lo debba ammettere ma purtroppo non lo farà, perché se lo facesse mi riabiliterebbe – il giudizio del difensore dell’Inter -. Purtroppo gli arbitri hanno avuto delle direttive. Certo oggi (ieri, ndr) le hanno applicate al 100 per cento, un fallo e un cartellino rosso...». Sembra sereno nonostante il contrattempo che ha rischiato di complicare ancora di più il difficile passaggio del turno. «Non ho protestato più di tanto, la decisione era già presa e non avrebbe cambiato idea. Io ho cercato di prendere il pallone, poi ho colpito la caviglia di Zambrotta (circostanza confermata anche dallo juventino, ndr). È un peccato, quando hai fatto una buona partita segnando pure un gol, giochi di nuovo e stai andando bene, poi succede un inconveniente del genere. Vorrei però che si giudicasse la buona prestazione che stavo facendo fino a quel momento. Io sto sempre in paradiso perché l’Italia ha vinto ed è andata avanti».
Il suo posto al centro della difesa è stato preso da un esordiente ai Mondiali, il palermitano Barzagli, finora sette presenze in azzurro con Marcello Lippi: «È stato un grande - gli ha fatto i complimenti Materazzi – non era facile entrare in quel momento così difficile. Ma avete visto anche De Rossi e il tecnico che mi sono venuti incontro... Vi chiederete perché lottiamo su ogni pallone, io vi dico che questo significa essere un gruppo».
Il rigore di Totti è stato l’argomento più discusso dagli azzurri nel dopopartita. «Volevo tirarlo io...», scherza Cannavaro. Pirlo, uno degli specialisti dal dischetto in questa nazionale, spiega che il fatto che lo tirasse il romanista «non era già deciso, ma è stato stabilito lì per lì. E non ci sono stati problemi. Ho sperato che facesse gol in qualsiasi modo».
«Se fossi stato ancora in campo, quel rigore lo avrei tirato io. E avrei avuto la forza di segnarlo», evidenzia Del Piero. Gattuso ha sottolineato che era un «rigoretto» che poteva anche non essere concesso, il ct australiano Hiddink ha sottolineato che non c’era. Fabio Grosso, colui che ha subito l’intervento del difensore australiano Neill, è di opinione contraria. «Per me era netto, avevo resistito al primo fallo, rimanendo in piedi perché avevo visto la possibilità di avvicinarmi alla porta. Sono contento perché dalla mia iniziativa sulla fascia è nata la vittoria. Totti (autore del passaggio per il terzino neointerista, ndr.) mi ha incoraggiato con un cenno a salire anche perché al 93’ c’è tanta fatica nelle gambe». «Ero convinto che Totti avrebbe fatto gol», dicono all’unisono Zambrotta e Toni, il pensiero della maggior parte degli azzurri.
Buffon, premiato dalla Fifa come miglior giocatore del match, si è presentato in sala stampa stravolto dalla stanchezza. «Sul rigore mi sono girato per non guardare (si è appoggiato ai cartelloni pubblicitari, ndr), avevamo sofferto per 93 minuti, non ho avuto il coraggio di stare a seguire come andava a finire. Se Francesco voleva fare il “cucchiaio”? Io non ho pensato neanche un attimo che potesse succedere. Ero tranquillo perché lui è un freddo. Anche se a un certo punto del match ho rivisto il solito film, con un finale tragico. Sono davvero molto stanco, per un portiere una partita così è stressante da morire. Io il migliore in campo? Ho fatto solo quello che so fare: due parate ed una uscita». Chiude Toni, tornato titolare ma ancora a secco di gol. «Segnare mi manca, è ovvio, sono un attaccante. Sono convinto che prima o poi la fortuna girerà. Reti ne ho sempre segnate e anche con la Repubblica Ceca ci sono andato vicino. L’importante è crearsi le occasioni».