«Espulso dal Pd l’ho battuto a Marzabotto»

Il santuario rosso emiliano-romagnolo è stato dissacrato. Il filo rosso che tra il Po e gli Appennini negli ultimi vent’anni ha segnato la continuità Pci-Pds-Ds-Pd si è spezzato. Una delle sorprese più amare è la storica roccaforte di Marzabotto dove la sinistra ha sempre contato su un vivo sentimento antifascista tramandato dall’eccidio di Monte Sole. Del Pd, però, il protagonista qui oggi è solo un «eretico». Uno che, espulso dal partito, è riuscito a farsi rieleggere contro i «normalizzatori». Nel Comune che fu governato dall’attuale segretario provinciale del Pd Andrea De Maria, le luci della ribalta oggi sono tutte per Romano Franchi che qui è già stato sindaco. Ingegnere, nel settore degli ascensori, alla guida di una lista civica a cui hanno partecipato sia Rifondazione comunista che l’Udc, Franchi ha sbaragliato il candidato ufficiale del Pd Valter Cardi: 60 per cento a 23. Per la prima volta dal dopoguerra gli eredi del vecchio Pci vanno nei banchi dell’opposizione.
Franchi, come è stato possibile?
«I cittadini di Marzabotto hanno avvertito un senso di distanza inedito dalla classe politica che avrebbe dovuto rappresentarli. Noi intercettiamo il malcontento raccogliendo i valori fondamentali della nostra comunità, come la pace, l’antifascismo e la democrazia».
I risultati lo dimostrano.
«Abbiamo più del doppio dei voti del candidato di Pd e dall’Idv Valter Cardi. Undici seggi a tre».
Come nasce la sua candidatura contro il Pd?
«Mi piacerebbe non mi si chiamasse “eretico”. Io dal Pd, da iscritto quale ero, sono stato cancellato. A quel punto, le cose sono venute da sé. Abbiamo raccolto intorno a noi un progetto alternativo ambizioso che tornasse a valorizzare il tessuto rappresentativo della ricchezza sociale locale. Ci abbiamo creduto».
Anche a Marzabotto ci sono state le primarie democratiche?
«Se il Pd a Marzabotto, a fronte di due candidature, avesse fatto le primarie, come nel vicino Comune di Sasso Marconi, non ci saremmo trovati in queste condizioni. Spiace ricordarlo di nuovo, ma anche a Marzabotto, Pd in primis, la politica si è dimenticata della sua funzione fondamentale. Ovvero, essere al servizio del paese e dei cittadini, e non convinta che i cittadini siano al suo servizio. I cittadini non sono serbatoi di voti da usare quando serve come merce inerte».
Lei ha parlato di “oligarchie” nel Pd.
«Oligarchia significa “governo di pochi”. Quello che è avvenuto da tempo anche a Marzabotto. È proprio questo ciò che noi ci siamo promessi di cambiare. La fiducia che ci hanno assegnato gli elettori sono convinto sia ben riposta. Bisogna rinnovare la politica. Un’esigenza che, nei fatti, secondo noi il Pd, non solo nel bolognese del resto, fatica ancora a comprendere. Il malcontento che abbiamo colto è reale, non è fomentato da qualcuno».
Lei di Marzabotto è già stato sindaco, dal 1985 al 1993.
«Abbiamo realizzato l’asilo nido comunale, la rete dei depuratori, il centro sportivo di Lama di Reno, il centro polivalente di Marzabotto (sala teatro, biblioteca ed ambulatori), il recupero delle aree fluviali, l’arredo urbano, l’istituzione del Parco storico di Monte Sole, solo per citare qualche esempio. Ripartiamo da qui, ripartiamo dal fare».