"Esselunga non è in vendita"

Bernardo Caprotti, presidente di Esselunga non intende lasciare spazio ai figli alla guida dell'azienda. E dopo aver sferrato l'attacco alla Coop, annunciando un esposto in procura, lancia una provocazione: "E perché invece non una quotazione in Borsa?"

Milano - "Esselunga non è in vendita. Io sono vivo, l’azienda va bene, la governance c’è. Passare di mano? È molto difficile, ci vorrebbe un’azienda di grande qualità". Il presidente della catena di supermercati, Bernardo Caprotti, ha liquidato così l'assalto della Coop sulla sua azienda. "Mi sono comportato male con Andrea Montanari. Mi scuso con lui pubblicamente", ha detto riguardo alle notizie uscite sulla stampa sulla vendita dell’azienda. "Mi ha chiesto della vendita e gli ho risposto: è fatta", ha spiegato. "Mi scuso pubblicamente".

Il libro In un’attesissima conferenza stampa, convocata per presentare il suo libro-denuncia, "Falce e carrello", in cui racconta della concorrenza sleale che Esselunga ha subito negli anni da parte della Coop, l’ultraottantenne imprenditore milanese ha intrattenuto un’affollatissima platea autodefinendosi "bugiardo". Infatti, nei giorni scorsi ha fuorviato i giornalisti che lo hanno chiamato per chiedergli del libro e della vendita dicendo che sì, il gruppo era sul mercato e no, non c’era nessun libro in uscita. "Non volevo che il libro uscisse prima", si è scusato. Il patron di Esselunga ha annunciato di voler presentare in procura un esposto contro quanto ha denunciato nel suo libro.

"Sono anziano ma non moribondo" Parlando della possibile cessione, ha premesso scherzosamente di sentirsi offeso perché tutti parlano della sua successione: "E' vero che sono anziano, un vegliardo, ma avete scelto per sette anni un presidente che qualche mese fa ha compiuto i miei stessi anni ed è attivissimo: tutti i giorni in Tv. Lavora quasi come me, anche se io non ho i corazzieri, anzi forse di più, ma a lui non chiedete che cosa succede se muore prima di Natale. Io mi diverto a mandare avanti la baracca, perché volete farmi morire prima di Natale?".

E perché non la quotazione in Borsa? In ogni caso, ha ammesso Caprotti, l’azienda ha bisogno di governance e continuità e ci sono due diverse strade: "La vendita, ma si tratta di capire a chi. E perché invece non una quotazione in Borsa?". Riguardo ai possibili compratori, gli americani di Wal-mart sono stati liquidati assieme a Tesco in quanto incompatibili, mentre alla domanda sulla tedesca Rewe, Caprotti ha risposto in modo più aperto: "L’amministratore delegato della Standa è un amico che stimo - ha detto - e fa parte del gruppo Rewe. In Italia ci sono 3 o 4 gruppi che potrebbero prendere in mano questa società conservandone lo spirito e la qualità, gli altri sono dozzinali. Ma non ho detto che Rewe è dozzinale". Caprotti ha escluso soluzioni di vendita a fondi di private equity ed ha parlato anche di un contatto con l’Italcementi: "Con Pesenti vado a caccia volentieri - ha spiegato - ma lui fa cementi". Quello del retail, secondo l’imprenditore, non è un mestiere facile: "Perchè l’azienda passi di mano - ha osservato - bisogna trovare qualcuno di grande qualità".

Fi: infondata dal teoria della diversità del Pci Il libro con cui il fondatore di Esselunga denuncia «i privilegi non solo fiscali alle cooperative, e tanti altri episodi, compreso ciò che è successo in occasione delle scalate bancarie», mette «in evidenza che la teoria berlingueriana sulla "diversità morale" del Pci non aveva nessun fondamento». Lo sottolineano in una dichiarazione congiunta il ccordinatore e il vice coordinatore di Fi, Sandro Bondi e Fabrizio Cicchitto. «Anzi -continuano i due esponenti di Fi- negli anni ’92-’94 l’operazione Mani Pulite si è fondata su un falso visto che, a parte alcuni tentativi, essa non ha mai investito la partecipazione con percentuale fissa delle cooperative rosse a quasi tutti i consorzi d’impresa fatti nel quadro coordinato da Italstat». «Inoltre - aggiungono Bondi e Cicchitto - il rapporto cooperative rosse-Pci-Pds-Ds si è fondato e si fonda su un colossale, permanente conflitto di interessi tuttora in atto e su una lesione dei principi della libera concorrenza e del libero mercato. Sfidiamo la sinistra a perseguire non solo l’evasione, ma anche la sperequazione fiscale a favore di tutte le cooperative, non più giustificata dalla dimensione e dalle caratteristiche di molte di esse». «Se a ciò si aggiunge che da parte di molte regioni e comuni di sinistra c’è un permanente atteggiamento di sostegno e di appoggio alle cooperative rosse, abbiamo chiaramente il quadro di una situazione profondamente squilibrata che colpisce l’imprenditoria privata che non gode di questi privilegi e di questa collocazione in uno spaventoso sistema di potere. Forza Italia - conclude il comunicato - ha costituito un gruppo di lavoro coordinato dal vicecoordinatore Fabrizio Cicchitto d’intesa con i parlamentari e i coordinatori delle regioni rosse che quanto prima darà un quadro della situazione e avanzerà precise proposte di tipo legislativo».