«Essere Bruno Conti», esce la prima biografia sull'eroe del Mundial '82

Il libro è una carrellata di testimonianze di tifosi eccellenti giallorossi e di ricordi: dai primi calci all'addio a 36 anni nella Roma di Eriksson. Ma è anche la storia del calcio rivista con gli occhi, le gambe e la testa del funambolo venuto da Nettuno

Per la Roma di oggi è ancora una «bandiera», ma lui non è soltanto il simbolo di alcuni dei momenti più belli del calcio in giallorosso, ma anche del calcio italiano. Arriva in libreria «Essere Bruno Conti», la prima biografia dedicata all'eroe del Mundial dell'82. La firma Gabriella Greison per Ultra Sport, marchio di Alberto Castelvecchi Editore. Il titolo del libro è stato lo stesso ex azzurro a suggerirlo: un giorno che gli domandarono quale potesse essere il segreto del suo successo e lui rispose appunto: «Essere Bruno Conti».
Il libro è una carrellata di testimonianze di tifosi eccellenti giallorossi e di ricordi: dai primi calci all'addio a 36 anni nella Roma di Eriksson. Nell'introduzione l'attore Massimo Ghini afferma che Conti «rappresenta l'eroe di un tempo». Per Gigi Proietti invece è un «rivoluzionario» nelle sue maniere gentili, nella sua dedizione al lavoro e nell'attaccamento alla maglia. Un altro attore-tifoso come Alessandro Haber, che con l'ex campione del mondo ha girato anche un film, Ultimo Mundial, confessa il suo amore per il suo idolo («amo Bruno Conti») e dice che «non c'è un altro giocatore nel cuore dei tifosi», nemmeno Totti. Una vita in giallorosso che continua anche oggi da dirigente, dopo essere passato anche per quella di allenatore delle giovanili, naturalmente sempre alla Roma.
Non è una biografia, questa, come le altre, nel senso che non è solo la storia di un campione. È la storia del calcio rivista con gli occhi, le gambe e la testa del funambolo venuto da Nettuno. La vita di un campione dentro e fuori dal campo, recita il sottotitolo della biografia, che si avvale anche di interventi di alcuni dei compagni di squadra - come Falcao e Pruzzo - che con Bruno Conti hanno condiviso gioie dei momenti più esaltanti, su tutti lo scudetto dell'83; delusioni come la finale di Coppa dei Campioni persa all'Olimpico col Liverpool; o dolori come la tragica morte di Agostino Di Bartolomei.
Per molti rimane la più grande ala, forse l'unica, che l'Italia abbia mai avuto. Per lui perfino un palato fine come Gianni Brera «stravedeva» e un giorno disse: «Vederlo giocare è un delirio, di sensi e gioia».