«Essere bruttina è la mia fortuna e adesso faccio pure la Befana»

RomaDice di avere cominciato a dodici anni. Siccome quello che vedeva nello specchio non le piaceva granché, mentre invece le piaceva - e molto - essere al centro dell'attenzione, trasse subito le dovute conseguenze. «Facevo ridere i miei genitori, che si divertivano un mondo alle mie battute - ricorda -. Mentre invece non sembravano particolarmente orgogliosi del mio aspetto». Allora, invece di diventare qualcos'altro, puntò tutto su quel che già era. «Non particolarmente bella; ma senz'altro divertente». E così oggi in tv, invece di un'ennesima bellona al silicone, abbiamo un talento in più. «Di bellone che sappiano mostrarsi ce ne sono fin troppe - ammicca Veronica Pivetti -, mentre di donne bruttine, ma che sappiano far ridere, c'è sempre stata allarmante penuria». È così intelligente e consapevole delle proprie capacità, la Pivetti, da essersi entusiasmata perfino quando le hanno proposto un tv movie di cui sarebbe bastato il titolo a far inorridire tutte le altre: miacarabefana.it. Ovvero la storia - aggiornata in chiave di favola moderna da Giovanna Gra, per la regia di Lodovico Gasparini (il 5 gennaio su Raiuno) - della donna più brutta del mondo.
«Ho chiesto io a Giovanna Gra d'inventare una storia apposta per me. E quando m'ha proposto quella della Befana, in miacarabefana.it, l'ho trovata un'idea geniale!».
Geniale?
«Ma certo! Quale altra attrice sarebbe chiamata ad interpretarla? Sa qual è stata la fortuna della mia vita? Avere una faccia senza neppure una cosa che sia regolare. È stato l'inizio della mia carriera. Ho sempre riso di me. Forse era anche un modo per difendere me stessa, non dico di no. Però, intanto, è stata la mia fortuna».
E così ora può interpretare la Befana senza batter ciglio.
«No, no, meglio: divertendomi! Intanto si tratta di una Befana diversa dalla tradizione. Ha un aspetto più simpatico che repellente, e un carattere più pasticcione che petulante. La nostra vecchietta sulla scopa si chiama Beniamino Volò, e partecipa al singolare concorso che deve nominare la "Befana dell'Anno", nel castello della maga Penelope Buonanotte (Lucia Poli). Naturalmente sarà lei, all'alba del 6 gennaio, a volare da una calza all'altra; anche se il suo altruismo e il suo spirito d'intraprendenza la metteranno in un mare di guai. Il risultato? Dal 5 gennaio dare della "befana" a qualcuna non sarà più un insulto. E poi, a ben guardare, non sono mai stata tanto bella come in questo film».
Una sorta di "fantasy" delle feste?
«Esattamente. Un prodotto a suo modo originale, soprattutto per la Rai. E che ci ha richiesto molto lavoro. Si pensa: "Interpreti una favola; puoi inventarti quel che vuoi". Tutto il contrario. La fantasia richiede serietà. Se vuoi essere creduto, mentre compi una magia, mentre voli su una scopa, bisogna che il primo a crederci sia tu. E per riuscirci, devi impegnartici con tutte le tue forze».
L'impressione è che qualunque cosa faccia Veronica Pivetti, la faccia con tutte le sue forze.
«Impressione esatta. Io sono una che nelle cose ci si butta. E che non molla. Prenda, ad esempio, quando cominciai a farmi notare e, contemporaneamente, c'era un'altra Pivetti già famosa seduta sulla poltrona della presidenza della Camera. Stesso cognome, quasi stessa età (solo 22 mesi di differenza), solo la faccia diversa (Irene è più carina): se lo ricorda quante ce ne dissero? "Ecco, adesso arriva pure la sorella". Nessuno mi conosceva e già ero un fenomeno da baraccone. Ma sarei stata una stupida, a prendermela. Intanto perché era inevitabile. E poi perché, tutto sommato, mi ha perfino aiutato. Ho avuto il privilegio di venir fuori da debuttante quando il mio cognome era già famosissimo!».
Qualcuno vi ha mai proposto di unire Irene e Veronica nello stesso progetto tv?
«Tutti, in continuazione, è una fissa generale. Ma siccome non siamo un numero da circo, ma due sorelle che si vogliono bene, ce ne siamo tenute accuratamente alla larga».
Seconda impressione: al di là dell'aspetto innocuo e dell'ironia rassicurante, lei sembra un tipetto imprevedibile.
«Ma l'ironia dev'essere imprevedibile! Lo stesso miacarabefana.it, a ben guardare, al di là della favola è un piccolo inno trasversale alla diversità. Proprio così. Non c'è un solo personaggio che non sia estremo. Buoni o cattivi che siano, sono tutti border-line. E forse risultano magici e divertenti proprio per questo».
Ironia e non comicità. Anche in questa differenza sta qualcosa della Pivetti?
«L'ironia è sottile, fatta di mezzi toni. La comicità dichiarata: o bianco o nero. Però vorrei tanto fare un film comico-comico. A parte Viaggi di nozze - dove però ero solo la vittima della comicità di Verdone - non ho mai girato una cosa "tutta da ridere". Il mio sogno? Essere diretta da Billy Wilder accanto a Jack Lemmon. In fondo, in qualche modo, potrei essere anch'io nella linea delle nostre attrici comiche: Tina Pica, Monica Vitti, Bice Valori, Anna Marchesini...».
E il musical? Con la verve che dimostra, sembrerebbe perfetta.
«I musical me li hanno proposti tutti, da My fair lady a Stregata dalla luna. Anche il povero Pietro Garinei ci provò in tutti i modi, e io sempre no. Il fatto è che non voglio debuttare con un titolo già noto. Avrei fatto un'eccezione solo per Mary Poppins; ma per fortuna i diritti costavano troppo. Così, insieme a Giovanna Gra, stiamo scrivendo una commedia musicale originale. Sono arrivata ad un punto della mia carriera in cui sento il bisogno di progetti nuovi; cose diverse dalla tradizione, che pure amo ma che ormai conosco come le mie tasche».
Ad esempio?
«Prenda la fiction. Possibile che nelle fiction la donna debba essere sempre o madre, o suora, o medico? Oltre ai colori pieni ci sono anche le ombre, i chiaroscuri... Quel che conta è spiazzare il pubblico. Sorprenderlo. Farti trovare dove non s'aspetterebbe d'incontrarti. Anche quando mi chiedono se sosterrei volentieri un ruolo drammatico, rispondo: sì, purché sia talmente drammatico da lasciare la gente a bocca aperta. Si ricorda la madre alcolizzata di "Ladybird, ladybird" di Ken Loach, a cui i servizi sociali portavano via, uno dopo l'altro, i tre figli piccoli?».
Ma quello è un dei film più neri, per uno dei ruoli più angosciosi del cinema di tutti i tempi!
«Quello è il tipo di ruolo che vorrei. Veronica Pivetti che fa l'alcolizzata? Che urla, piange e si dispera? Beh: e perché no?».