«Essere e tempo» non è fuori dal tempo

Longanesi ha ripubblicato Essere e tempo di Martin Heidegger (pagg. 632, euro 28) a cura di Franco Volpi. Volpi ha mantenuto la versione di Pietro Chiodi, che ha meriti pionieristici, ma l’ha profondamente rifatta e restaurata. Ha fatto inoltre notevoli aggiunte alla biografia e bibliografia di Heidegger e al glossario, e ha unito alle note le glosse a margine dell’autore. Ora il lettore desideroso di conoscere uno dei libri filosofici fondamentali del Novecento ha davanti a sé un testo ripulito e integrato, chiaro e affidabile, la cui lettura è sostenuta da un apparato filologico di straordinaria varietà e completezza. Notevoli, per esempio, tra le Appendici, quelle in cui si elencano e si ragionano le Edizioni e traduzioni di Sein und Zeit e le Opere citate e menzionate in Sein und Zeit.
Heidegger è oggi sempre letto e studiato, ma è anche circondato da crescenti critiche e ostilità, non da ultimo per le sue implicazioni col nazismo. Le critiche provengono da discontinuità e dubbiosità risultanti dalle sue opere, ma anche dalla poca simpatia che ispira a molti il suo personaggio. Già Croce lo criticava perché, diceva, egli «nescit ponere totum», non sa porre il tutto, non si muove nel rapporto fra il tutto e le sue parti distinte; «si attacca a una parte, al Dasein, nella sua finitezza, vi scopre l’angoscia della morte e il nulla, e se ne sta come incantato, non procede innanzi, perché già ha tagliato il ramo dal tronco». Di qui probabilmente anche l’incompiutezza di Essere e tempo. Ma che Heidegger e prima di lui Kierkegaard, del pari criticato da Croce, si siano affermati e abbiano ispirato nuove correnti di filosofia, teologia e psichiatria, mentre Croce è rimasto un epigono, si spiega col fatto che la filosofia, esattamente come l’arte, non è un esercizio formale, ma un’antenna del tempo, che riceve ed elabora contenuti storici, e Kierkegaard e Heidegger, sia pure come figure anomale (Kierkegaard si considerava un poeta e Heidegger è considerato uno sciamano) incarnavano ampi e gravi sviluppi storici, mentre Croce incarnava una storia locale.
Heidegger in particolare riprende e radicalizza in Essere e tempo il problema dell’essere che fu già di Platone e Aristotele, «ma nella sua palpitante interrogazione - è detto nel risvolto di copertina, probabilmente di Volpi - tale questione è riproposta in modo tutt’altro che erudito o astratto, riflettendosi in essa le inquietudini di un intero secolo: il venir meno del sentimento religioso, il tramonto della metafisica e la crisi delle ideologie, la fine dell’assoluto e il diffondersi del nichilismo, lo stridente contrasto tra una macchina moderna sempre più complessa e un uomo sempre più elementare». A ciò si aggiunge che il susseguirsi di sempre nuove letture di quest’opera dall’aura magica - letture che la interpretano come bibbia dell’esistenzialismo, decostruzione dell’ontologia, parabola gnostica o versione moderna della filosofia pratica - non fa che confermarne la centralità e attualità, alimentando ulteriori interrogativi, fra cui il senso della svolta tra il primo e il secondo Heidegger.