Essere giornalista in Cina: i fatti separati dal Partito

Reporter senza frontiere, Il libro nero della Cina, prefazione di Marie Holzman e Liu Qing; presentazione di Piero Ostellino, Guerini e associati, 2004, pagg. 190, euro 15,50.
Pagina 173: «“Tutti hanno paura di difendere mio marito, ci sono molte pressioni dall’alto”, afferma Duan Maoying, moglie di Gao Qinrong, giornalista della stampa ufficiale condannato nel 1999 a 13 anni di carcere. Da allora non c’è più stato nulla da fare. Sua moglie ha interpellato il presidente, il Primo ministro, la Corte Suprema, la Comissione disciplinare del Partito, gli organi di stampa locali e nazionali. Tutti si rifiutano di sostenere il caso. Le autorità di Shanxi rimproverano a Gao Qinrong di aver pubblicato articoli sul fallimento di un progetto d’irrigazione nella regione di Yuncheng. Le autorità presentavano il progetto come “un trionfo sulla natura in questa regione arida” quando Gao, dopo un’inchiesta, aveva scoperto che i 60mila serbatoi costruiti non erano collegati ad alcuna presa d’acqua e non disponevano di tubature per incanalare l’acqua nei campi. I responsabili non gliel’hanno perdonata. Dopo la sua condanna, Gao Qinrong ha inviato una lettera alla direzione del Partito: “La lotta contro la corruzione è un impegno del Partito comunista. In quanto membro del partito e giornalista, pensavo che fosse mio dovere riferire le rimostranze della popolazione”».