Estate di fuoco per le banche italiane tra Abi, Popolari e super-risiko

Il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, è stato piuttosto esplicito: il sistema bancario italiano deve perdere i connotati di «personalismo e localismo» che rischiano di ingessarlo. Almeno su tre fronti sembra proprio che la moral suasion di Draghi non stia producendo i frutti sperati.
Sul super-risiko, quello di primo livello, che vede Capitalia, Intesa, Mps e SanPaolo coinvolti, nulla si muove. Scaramucce, freddezze. E c’è chi come Fabio Tamburini (direttore di Radiocor) ricorda come la partita sia ben più alta e si intrecci con quella del nuovo presidente della Repubblica. Insomma una commistione tra politica e affari che fa pensare. Ben oltre i «personalismi» di cui parla Draghi.
Su un livello più basso (in termini di dimensioni) le aggregazioni tra popolari. Il sasso lo ha gettato Roberto Mazzotta. Il presidente della Popolare di Milano corteggia la ex Popolare di Lodi. Si arriverebbe a un’aggregazione Lombarda che gli permetterebbe di ragionare da pari per un possibile e ulteriore salto con la Popolare di Bergamo (Bpu) e di Verona. Ci siamo divertiti a vedere gli stipendi degli attori coinvolti. Mazzotta e il suo direttore generale Fabrizio Viola si portano a casa circa 500mila euro l’anno. Divo Gronchi, il numero uno della Bpi, in solo due mesi del 2005 ha guadagnato 412mila euro. Moltiplicato per sei, fa presumere un emolumento annuale di più di 2 milioni di euro. Centomila euro in più li guadagna Fabio Innocenzi, ad di Verona. Mentre il suo presidente Carlo Fratta Pasini si porta a casa 760mila euro. Meno di un milione guadagna il numero uno di Bergamo, e il suo amministraore delegato Giampiero Auletta Armenise, intasca 1,7 milioni di euro. Nessun moralismo su stipendi che rappresentano un’altrettanto buona gestione delle banche. E corrispondenti aumenti dei corsi azionari. Stupisce semmai il disallineamento in basso delle retribuzioni dalle parti della popolare di Milano. E certo, a proposito di «personalismi e localismi» il modello retributivo Bipiemme potrebbe spaventare qualcuno. Tanto più che Mazzotta e Viola hanno garantito un balzo superiore alle altre popolari: dal 3 gennaio del 2005 ha fatto segnare un incremento del titolo del 55%.
Una terza impasse è quella che si sta riscontrando nel trovare il futuro presidente dell’Abi. Il saggio dei saggi, Gianni Bazoli, troppo impegnato su altri fronti per sondare gli umori della base. E così i saggi si sono visti al solo atto di insediamento a Milano. La soluzione del rebus che vuole il 75% del comitato esecutivo dell’associazione concorde nell’indicare un candidato unico è lontana. E l’alternativa del ballottaggio, sarebbe controproducente per quel recupero di «reputazione» tanto ricercata dai banchieri.