In estate parrucchieri aperti per sei giorni alla settimana

Il Comune ha concesso la possibilità di scegliere un giorno di chiusura da lunedì a sabato

Dal 10 luglio al 10 settembre i parrucchieri avranno la possibilità di scegliere un diverso turno di chiusura settimanale, oltre alla domenica, anziché il tradizionale lunedì. È quello che l'assessore al Commercio Mario Margini ha deciso, dopo aver ascoltato le associazioni di categoria, anche se «in zona Cesarini», come lo stesso Margini ha affermato a proposito di quella che chiama «flessibilizzazione degli orari», poiché arriva a ridosso del periodo estivo.
Dunque, nell’arco dei due mesi considerati, i coiffeur possono sperimentare («non sono obbligati», come ha più volte ribadito Margini) un nuovo turno di riposo: lavorare il lunedì e chiudere il sabato, oppure chiudere sabato per mezza giornata e stesso discorso il lunedì, o ancora mantenere la tradizione del primo giorno della settimana. Tuttavia le ore settimanali devono ugualmente rimanere cinquanta, con l’ulteriore chance di chiudere alle 20, anziché per esempio alle 19, purché la mattinata lavorativa inizi più tardi. Tutto a discrezione dei parrucchieri, che sono obbligati a scrivere chiaramente, nero su bianco, la loro decisione, esponendo all’esterno del negozio l’orario scelto: se così non fosse, si è autorizzati a pensare che non è cambiato assolutamente nulla; nel caso invece in cui l’orario cambiasse e non ci fosse nessun segno a dirlo, è chiamata a intervenire la Polizia municipale, per evitare quelle che l’assessore al Commercio ha definito «furbate». Dunque non è possibile fare finta di niente e lavorare sia di sabato sia di lunedì, fingendo di aver dimenticato i patti, o applicare il turno un mese piuttosto che un altro.
Non è stata peraltro accettata la proposta del consigliere comunale di Forza Italia Roberto Garbarino, che aveva ventilato l’idea di estendere la giornata lavorativa fino alle 22 e 30, anche «per andare incontro alle esigenze e richieste di molti cittadini», facendo riferimento alla maggiore libertà di cui godono gli acconciatori nei centri commerciali, o in altre città italiane, come la capitale. Margini, favorevole alla flessibilità d’orario, ha rifiutato perché «è stato proposto di aumentare le ore lavorative, senza sostituirle con un corrispondente tempo di chiusura al mattino».
Bisogna ricordare però che questa decisione è al momento solo una sperimentazione e che non c’è nulla di definitivo, e solo a settembre si potrà decidere, riunendo tutte le associazioni di categoria, fra cui la Cna, Confederazione Nazionale dell'Artigianato, e Confartigianato, e sottoponendo loro una sorte di referendum, per decidere se proseguire su questa strada o tornare all’obbligo del lunedì. Non tutti sono però contenti da questa sperimentazione: uno di questi è Marco Luciani, proprietario di una catena di parrucchieri a Genova, deluso a proposito del mancato prolungamento serale con più turn-over, «che avrebbe permesso di offrire un migliore servizio ai clienti, e creare nuovi posti di lavoro».