Un’estate da tutto esaurito nell’ostello del Foro Italico

Registrate il 20 per cento in più di presenze Polemico Malcotti: «Incredibile che ce ne sia uno solo»

Donatella Palmieri

Un Ferragosto da tutto esaurito nello storico ostello della Gioventù del Foro Italico. «Dall’inizio dell’estate abbiamo registrato il massimo delle presenze - racconta Alessandro Tomasino, dirigente della struttura -. Rispetto allo scorso anno, che pure non era stato male, abbiamo avuto il 20 per cento in più». L’ostello del Foro Italico è diventato ormai un’istituzione tra i giovani turisti stranieri che arrivano a Roma. «Abbiamo da poco apportato delle migliorie - continua Tomasino - rendendolo ancora più accogliente. La nostra è una clientela giovane e dinamica, il nostro ostello ogni anno può ospitare fino a 100mila persone, l’85 per cento delle quali è straniera e il 30 per cento di questa viene da Paesi europei». Per un giorno di pernottamento con prima colazione gli ospiti pagano 18 euro e per chi vuole pranzare o cenare c’è da aggiungerne altri 9. La massima capienza del centro è di 350 persone, ci sono due ali una dedicata agli uomini e l’altra alle donne. Le stanze possono essere da 2 da 4 e fino a 8 persone, il bagno è in comune. Insomma, un luogo spartano e con tante regole da rispettare, che però non scoraggiano i giovani turisti. «Non credo si tratti di moda, ma qui in Italia e in particolare a Roma stiamo scoprendo quello che in altre nazioni è già una tipologia di viaggio molto utilizzata».
Il difetto, semmai, è che una città come Roma abbia solo una struttura di questo genere. «Non deve stupire - fa notare Luca Malcotti, consigliere comunale di An - che l’ostello di Roma sia pieno nel mese di agosto; deve stupire che a Roma vi sia un solo ostello della gioventù: ce ne fossero 10, come accade in altre capitali europee, sarebbero tutti pieni. Quando nel 2003 votammo il Piano regolatore An propose l’inserimento di nuovi ostelli nella Capitale ma la maggioranza di centrosinistra non ne volle sapere. Mi auguro che siano disponibili a ripensarci».