Crimea, primo sì all'indipendenza

Il Parlamento regionale approva con 78 voti su 81 il distacco da Kiev. Domenica referendum

Il dado è tratto, anche se davvero non è una sorpresa per nessuno: il Parlamento regionale della Crimea ha proclamato l'indipendenza dall'Ucraina senza nemmeno attendere il referendum organizzato per domenica prossima e ha chiarito che la sua aspirazione è di entrare nella Federazione russa. Un passo che Mosca ha immediatamente raccolto definendolo «assolutamente legittimo», richiamando il caso precedente del Kosovo (la cui indipendenza la Russia peraltro non ha mai riconosciuto).
Tutto fila veloce verso un'annessione di fatto a Mosca: già il 21 marzo la Duma moscovita «esaminerà» una legge che permetterà di inglobare territori stranieri solo sulla base di un referendum, senza bisogno di accordi internazionali. Tutto questo mentre il ministro degli Esteri russo Lavrov continua a parlare di «nuove proposte russe» per la «pace in Crimea negli interessi di tutti gli ucraini». Ma è ben chiaro cosa intendano a Mosca per interesse degli ucraini: lo ha detto ieri mattina il redivivo ex presidente Viktor Yanukovich, riapparso a Rostov - città russa a 50 chilometri dal confine ucraino - per dirsi «pronto a tornare a Kiev» (dove attualmente è ricercato per strage e malversazione) e ricordare che si considera il presidente legittimo e il vero capo dell'esercito ucraino.
Quest'ultimo non è un richiamo casuale. Yanukovich tenta di negare la legittimità della nuova dirigenza ucraina, che ieri ha ordinato il richiamo di una parte del milione di riservisti visto il precipitare della situazione in Crimea, e di farla apparire come fomentatrice di una guerra civile nella quale i russi potrebbero poi intervenire da «pacificatori». Il «presidente crimeano» Aksionov ha tra l'altro annunciato l'intenzione di nazionalizzare la flotta militare ucraina presente a Sebastopoli. Consapevoli che dietro le parole sulla «pace per tutti gli ucraini» si celano minacce d'invasione russe, i vertici politici di Kiev stringono accordi anche militari con i vicini romeni e moldavi, mentre il premier Arseny Yatsenyuk sbarca oggi a Washington per ricordare a Obama che la nuova Ucraina ha bisogno del sostegno americano, che dovrà essere concreto. Yatsenyuk ha invitato i Paesi occidentali a difendere l'Ucraina da un Paese «armato fino ai denti e che ha armi nucleari». Il riferimento è naturalmente alla Russia. Yatsenyuk ha chiesto inoltre a Russia, Usa e Regno Unito di attenersi al memorandum di Budapest del 1994, con il quale Kiev acconsentiva a consegnare le sue armi nucleari risalenti al periodo sovietico in cambio dell'impegno degli altri tre Stati a garantire la sicurezza e l'integrità dell'Ucraina.
Un effetto sempre più evidente della crisi ucraina è la crescente preoccupazione dei Paesi dell'Europa orientale nei confronti della nuova aggressività della Russia. I più esposti sono la Polonia, forte sostenitrice del nuovo corso di Kiev, e le tre Repubbliche baltiche. Il presidente polacco Komorowski ha chiesto ieri che gli Stati Uniti inviino «più soldati per garantire la nostra sicurezza», mentre la Cancelliera tedesca Merkel sarà oggi a Varsavia per incontrare il premier Tusk. Ieri il ministro degli Esteri tedesco Steinmeier ha rassicurato Lituania, Lettonia ed Estonia (ex Repubbliche sovietiche con forti minoranze etniche russe immigrate dopo l'invasione staliniana) sul sostegno dell'Ue e della Nato.
L'atteggiamento di Putin sull'Ucraina incontra il consenso di una maggioranza crescente dei russi. E piace molto anche a Bashar Assad: il presidente siriano lo ha lodato ieri «per aver messo fine all'egemonia Usa nel mondo».

Commenti

L'Anonimo

Mer, 12/03/2014 - 11:39

E continuiamo con la disinformazione. Questo giornalista sforna un articolo al giorno grondante di mera russofobia. Nessuna dichiarazione di indipendenza c’è stata. Il Consiglio Supremo di Crimea (cioè il parlamento regionale della Crimea) ha semplicemente adottato una dichiarazione che auspica l'indipendenza dall'Ucraina e l'ingresso nella Federazione russa. «La Crimea come Stato sovrano indipendente DOPO il referendum si rivolgerà alla Federazione Russa con la proposta di adesione come soggetto». Punto secondo: Janukovyč è il presidente legittimo dell’Ucraina, anche se il giornalista ritiene che nelle regole della liberaldemocrazia sia pratica accettabile che le istituzioni di governo di un Paese possano essere deposte da una rivoluzione portata avanti da una minoranza finanziata e assistita da stati stranieri (nel caso ucraino da USA e UE). Che Janukovyč sia il presidente legittimo lo hanno detto prima gli osservatori internazionali in merito alle elezioni e poi tutti i governanti occidentali mentre Janukovyč preparava e si apprestava a firmare l’accordo di associazione e libero scambio alla UE. Prima del rifiuto della firma del trattato nessuno leader lo definiva dittatore o semplicemente illegittimo. Si può condividere o meno la scelta di Janukovyč, ma questo non può decidere della illegittimità di un capo di stato e soprattutto non possono deciderlo quelle potenze straniere che hanno collaborato al colpo di stato in Ucraina.