Italiano sparito in Libia, con lui due colleghi stranieri

Il tecnico specializzato Marco Vallisa forse è stato rapito con due colleghi stranieri

La notizia della scomparsa di un tecnico italiano in Libia ha creato apprensione e subito fatto temere per la possibilità di un nuovo sequestro di un cittadino italiano. Marco Vallisa, operaio specializzato per la ditta modenese Piacentini Costruzioni, ancora ieri sera era «irreperibile» assieme a due colleghi - un bosniaco e un macedone -, scomparsi nella mattinata di sabato. I tre lavorano in un cantiere del porto di Zuwara, città della Tripolitania con una forte comunità berbera, 150 chilometri dalla capitale. Sia fonti libiche della ditta modenese sia la Farnesina hanno confermato la scomparsa del connazionale, senza però parlare di sequestro. E le autorità libiche hanno mantenuto il silenzio. Il ministero degli Esteri italiano ha assicurato d'aver già attivato tutti i canali necessari. Fino a ieri in serata non c'era stata alcuna rivendicazione o alcun segnale da parte di possibili rapitori.

La notizia di un possibile "rapimento" è stata data soltanto dalla pagina Facebook del canale televisivo Libya International Channel, e non è stata confermata da nessun altro mass media locale.
Nella Libia post-rivoluzionaria, dove gli equilibri politici e militari non sono assestati e regna l'instabilità, i sequestri di persona sono ormai tristemente regolari: gruppi armati hanno rapito nel pieno centro di Tripoli perfino diplomatici egiziani, tunisini e l'ambasciatore giordano. Lo stesso ex premier Ali Zeidan era stato sequestrato da uomini armati per qualche ora a Tripoli a ottobre. Giornalisti locali negli ultimi mesi sono stati obiettivo di rapimenti. E anche italiani delle molte ditte che operano in Libia - aziende petrolifere, compagnie edili e delle telecomunicazioni - sono stati sequestrati in passato. I calabresi Francesco Scalise e Luciano Gallo, scomparsi a gennaio sulla strada tra le cittadine di Derna e Tobruk, nell'Est della Cirenaica, sulla costa, sono stati liberati, mentre il tecnico Gianluca Salviato, rapito a marzo sempre nei pressi di Tobruk, non è ancora stato rilasciato. Nella regione orientale della Libia, la Cirenaica appunto, è più forte la presenza di gruppi jihadisti.

Nella mancanza di dettagli, conferme e notizie più precise è cresciuta l'apprensione in Italia, a Cadeo, il piccolo paese a 15 chilometri da Piacenza dove vive la famiglia Vallisa, avvertita dalla Farnesina della scomparsa del tecnico. Se fosse confermato un sequestro, l'uomo di 53 anni sarebbe il quarto italiano nelle mani di rapitori stranieri: Giovanni Lo Porto, 38 anni, è scomparso nel 2012 in Pakistan, dove lavorava per una Ong; padre Paolo Dall'Oglio è stato rapito in Siria e Gianluca Salviato in Libia.

Commenti

linoalo1

Dom, 06/07/2014 - 08:56

E' ovvio che sia stato rapito!Chi lo ha fatto,aveva bisogno di soldi!Ormai,tutto il Mondo lo sa che l'Italia paga sempre!Lino.

Robertin

Dom, 06/07/2014 - 12:14

tranquilli: basta pagare ....