Valèrie dimessa dall'ospedale non vuol dimettersi dall'Eliseo

La Trierweiler lascia la clinica per andare a trascorrere un periodo di riposo a Versailles. Nella residenza presidenziale...

È a pezzi, Valérie, ma ha tutta l'aria di voler fare a pezzi anche il presidente. Non creda l'impunito François di uscirne in scioltezza: i segnali sono sinistri. Qualcosa doveva intuire sentendo come la stampa soprannominava la propria collega (Rottweiler), ma adesso Hollande può toccare con mano chi si trova davanti: la premiere dame sarà un osso molto duro. Certo solo pochi giorni fa sembrava un soufflé imploso, schiantata da una crisi di nervi e ricoverata d'urgenza all'ospedale Salpetriere. L'idea - la notizia - di essere già rimossa dal trono, per giunta a tutto vantaggio di un'attrice, sembrava averla spianata. Ma non è così. Secondo le fonti dell'Eliseo citate da Paris Match, e che razza di match, la tradita non ha nessuna intenzione di uscirne in silenzio, dalla porta di servizio, scomparendo nel nulla. E diamine, con tutta la fatica che aveva sostenuto lei per sfilare Hollande a Segolene, non è che adesso si può pensare di vederla ritirarsi docilmente a vita privata. Tanto per cominciare, ha già rispedito al mittente, senza neanche prenderla in considerazione, la proposta di una separazione ufficiale: Hollande voleva la sottoscrivesse già nei giorni di ospedale, vedendo le prime reazioni ha rapidamente compreso d'aver quanto meno sbagliato il momento. Bisogna darle tempo, deve avere pensato. Ma anche questo è un evidente errore di calcolo. Più passa il tempo, più è chiaro a tutta la Francia che Valérie non leverà il disturbo dalle stanze presidenziali, non tanto presto e non tanto facilmente. Uscita dall'ospedale, non è sparita umilmente dalla circolazione, rimpiangendo il destino carogna e organizzando macumbe contro la presidenza, ma al contrario si è subito spostata nella residenza prestigiosa della Lanterne, a Versailles, luogo sul quale aleggia tutta una storia gloriosa di dame, regine, principesse agguerrite e vendicative, tenute buone quanto meno come regali mantenute. Lì Valérie riposerà e soprattutto mediterà. Certo incontrerà anche buoni avvocati e astuti consiglieri. Quindi farà le mosse opportune. Più che altro, presenterà il conto. Tutto lascia pensare che per Hollande non sarà un ballo in maschera. Nell'attesa delle prossime piazzate, il presidente si è rituffato per un giorno nel suo collegio elettorale, Corrèze, sud-ovest del Paese. Non ci tornava da luglio. Adesso c'è chi giura, sulla stampa locale, ripensandoci bene, che già quella volta alle sue spalle volteggiava la figura lieve ed eterea di Julie Gayet, terza donna - restando agli ultimi tempi - del presidente sciupafemmine. Bel tipo, questo Hollande: ha l'aspetto del primo impiegato che capita di incontrare entrando in una banca, ha la muscolatura di Sandro Bondi, ha l'allegria espansiva del sofferente di prostata, eppure acchiappa da matti. Nessuno di noi maschi lo metterebbe mai in cima a un'ipotetica classifica del sogno erotico femminile, ma evidentemente questo conferma quanto poco ne capiamo noi maschi di donne, dal momento che lui con quel suo fisico da mangiatore di mozzarelle se le stende ad una ad una. Comunque destino pesante: presidente riformista e pensatore, si ritrova immerso fino al collo in un film di Lando Buzzanca. Non è vita. In questo polverone di corna e di ripicche, ha una sola fortuna: i francesi stanno dalla sua parte. Alla francese, ma stanno dalla sua parte. Nel senso che nell'ultimo sondaggio il 75 per cento appoggia la decisione del presidente di tacere sulle sue evoluzioni sentimentali e ginniche, ma nel contempo tutti quanti non si perdono una battuta della boccaccesca storiona statale. Con il garbo e la sottile ipocrisia del ceppo transalpino appoggiano il presidente nella strenua difesa della vita privata, ma intanto lo spiano morbosamente dal buco della serratura. Sono indignati per il clamore sollevato sulla storia, ma vorrebbero che questa storia non finisse mai. Però stanno con il presidente. Sono cose sue, cos'avrà fatto mai? Come ha scritto un indignatissimo concessionario Peugeot al ministro per il Rilancio produttivo, il presidente ha ben altre colpe: quando andava da Julie usava uno scooter italiano, marca Piaggio. Almeno su questo imperdonabile scandalo il ministro è riuscito però a metterci una pezza: è vero, ha risposto ufficialmente, ma il presidente aveva sempre in testa un casco Made in France. Poi se parli con un francese ti dice che noi italiani siamo ridicoli.