Aleppo, Stalingrado dei ribelli «Ma Assad sta per lasciare»

Il presidente siriano, Bashar al Assad, ha i giorni contati e potrebbe ben presto lasciare il Paese secondo il primo il primo ministro turco Tayyip Erdogan: «Il regime di Damasco sta perdendo il controllo - della situazione ha spiegato il premier di Ankara e per questo - Assad e le persone a lui vicine presto non avranno più il potere nel Paese». Gli ha fatto eco il segretario generale della Lega Araba, Nabil Elaraby: «In questo momento non si parla di riforme ma di trasferimento di poteri» a Damasco. Forse fanno i conti senza l'oste tenendo conto che sul terreno i governativi continuano le pesanti controffensive ad Aleppo, dove stanno lanciando «la madre di tutte le battaglie» e nei sobborghi di Damasco ancora infiltrati dai ribelli.
A questo punto, però, bisogna chiedersi chi potrebbe comandare in Siria dopo Assad? E lo scenario non è dei migliori. Il più forte cartello dell'opposizione in esilio, il «Consiglio nazionale siriano», è profondamente diviso e accusato dai combattenti all'interno di non far molto per aiutarli, o addirittura di intascarsi i soldi per le armi. L'alleanza di 310 membri, sostiene di rappresentare il 60-70% dell'opposizione al regime e arruola anche esponenti della minoranza cristiana, curda e addirittura alawuiti, la setta da sempre al potere, contrari ad Assad. Le forze più forti sono gli esiliati da lungo tempo: da un parte i laici e liberali e dall'altra i Fratelli musulmani. Da giugno il presidente del Consiglio è un personaggio di compromesso, il curdo Abdulbaset Sida, che viveva in Svezia. Il quartier generale del Consiglio si trova ad Istanbul, ma i soldi arrivano anche dai paesi del Golfo. Il portavoce dei Fratelli musulmani, Muhiem al Droubi, ha già dichiarato «noi siamo pronti per il dopo Assad» pur ammettendo che «quando si terranno le elezioni libere la Fratellanza potrebbe ottenere il 25% dei voti».
I comitati di attivisti sorti sul terreno, dall'inizio dalla rivolta, sono sempre più distanti dagli esiliati e così i gruppi armati. A cominciare dall'Esercito libero siriano creato dal colonnello disertore Riad al Assad un anno fa. L'ufficiale ha trovato rifugio nel campo profughi turco di Apaydin con il suo vice, Malik Kurdi ed il parigrado Ahmed Hijazi, capo di Stato maggiore. Il problema è che le formazioni armate sono parcellizzate e solo nelle ultime settimane hanno cominciato a coordinarsi seriamente. I Fratelli musulmani hanno la loro costola in armi e non mancano le «brigate» islamiche estremiste che già sognato una Siria dominata dalla sharia.
In questo caotico contesto occidentali, turchi ed arabi stanno puntando sui volti presentabili del regime. Erdogan ha rivelato che esistono contatti «in Siria non solo con diplomatici, ma anche con altri importanti personaggi», pronti alla transizione. Non è un caso che ieri il generale Manaf Tlas, l'ufficiale disertore più alto in grado, ex amico intimo di Assad, abbia continuato a lanciare messaggi: «Sto discutendo con personaggi fuori dalla Siria per trovare un accordo con chi è rimasto dentro. Bisogna tracciare una road map per uscire dalla crisi». E poi ha sottolineato: «Vedo una Siria senza Bashar al-Assad che dovrà salvaguardare le istituzioni e non i gerarchi baathisti con le mani sporche di sangue». Tlas è sunnita, uomo forte, popolare e capace di guidare una transizione, ma non va giù agli islamici duri e puri. Per questo si è recato in Arabia Saudita e probabilmente andrà in pellegrinaggio alla Mecca.
Sul terreno, però, il dopo Assad appare lontano. Il premier turco, Erdogan, ha annunciato di essere pronto ad intervenire nel nord della Siria contro un vecchio nemico, i guerriglieri curdi del Pkk spalleggiati da Damasco. In realtà sembra un pretesto per dare una mano ai ribelli. La partita decisiva si sta giocando ad Aleppo, «capitale» del nord, che gli insorti sostengono di controllare al 50%, ma i lealisti vogliono riconquistare ad ogni costo.
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Commenti
Ritratto di Gianfranco Robert Porelli

Gianfranco Robe...

Sab, 28/07/2012 - 12:00

I lealisti sparano le loro pallottole e i ribelli sparano le loro palle.