Anche al Cairo arriva il terrorismo Ministro sfugge all'autobomba

Il ministro dell'Interno egiziano è sopravvissuto ieri a un attentato al Cairo. Si tratta del primo attacco simile in decenni nella capitale egiziana. La bomba - una carica esplosiva piazzata forse a bordo di un'automobile o di una motocicletta - è scoppiata al passaggio del convoglio del ministro. È accaduto a pochi metri dalla sua abitazione a Nasr City, sobborgo del Cairo dove fino a metà agosto si trovava il vasto sit-in dei sostenitori del deposto presidente islamista, Mohammed Morsi. Secondo i mass media di Stato ci sarebbero almeno 20 feriti e una sola vittima: gli investigatori ieri in serata non sapevano se si trattasse di un passante o di qualcuno coinvolto nell'attentato.
Poche ore dopo l'esplosione, il ministro dell'Interno sopravvissuto, Mohammed Ibrahim, sulla tv di Stato ha denunciato «il codardo tentativo di assassinio». «Ho avvertito prima dello sgombero dei sit-in di Rabaa e Nahda che ci sarebbe stata un'ondata di terrorismo», ha detto riferendosi ai fatti del 14 agosto, quando le forze dell'ordine hanno fatto irruzione negli accampamenti della protesta dei Fratelli musulmani al Cairo, innescando scontri che in un solo giorno hanno causato oltre 600 morti. «È soltanto l'inizio», ha detto, dando voce ai timori di molti in Egitto.
L'attentato arriva nel mezzo della repressione da parte di forze dell'ordine e autorità politiche del movimento dell'ex presidente, i Fratelli musulmani. I leader del gruppo sono in prigione o latitanti. Dopo gli sgomberi dei sit-in, negli scontri tra sostenitori di Morsi e forze dell'ordine, sono morte oltre mille persone.
Da settimane, gli analisti dicono che le repressioni potrebbero portare a una nuova insorgenza islamista simile a quella degli anni 90, quando gli islamisti attaccarono obiettivi legati a governo e istituzioni. L'attentato di Nasr City fa riemergere spettri del passato. I Fratelli musulmani, che hanno rinunciato alla violenza oltre 30 anni fa, hanno condannato l'attacco e «riaffermato l'approccio pacifico» alla protesta. Lo stesso movimento, decapitato della sua leadership, ha però ammesso nei giorni scorsi di aver perso il controllo della base. E a preoccupare gli esperti sono oggi le azioni di elementi islamisti minori e indipendenti. «Non permetteremo al terrorismo, che l'Egitto ha sconfitto negli anni 80 e 90, di tornare a mostrare la sua brutta faccia», ha dichiarato la presidenza.