Arrestato il dissidente kazako ora la grana passa alla Francia

In manette dopo un blitz delle forze speciali, forse su richiesta dell'Ucraina Il figlio: "Aiutatemi a evitare un'espulsione illegale come avvenuto in Italia"

Mukhtar Ablyazov, oppositore del governo kazako

Almaty (Kakazhstan) Mukthar Ablyazov, l'oligarca kazako che veste i panni di oppositore, è stato arrestato in una villa nei dintorni di Mouans-Sartoux, vicino a Nizza, in Costa Azzurra, con un blitz dei corpi speciali francesi. Potrebbe essere trasferito a Parigi. Poche ore prima ad Almaty, l'antica capitale del Kazakhstan, sua moglie, Alma Shalabayeva, faceva sapere al Giornale attraverso un'amica attivista dei diritti civili: «Sono una vittima di questa situazione».
Nel Paese ricco di petrolio e gas dell'Asia centrale è troppo tardi quando esplode la notizia in Europa dell'arresto di Ablyazov. Da queste parti il suo nome è un tabù. Poche ore prima il commento dei giovani più arditi era semplice e schietto: «In Italia lo considerate un dissidente, ma da noi lo conosciamo come truffatore». Si ricordano ancora il 2008 quando la Bta, la grande banca che guidava come presidente, rischiava la bancarotta e la gente si è ritrovata dalla sera alla mattina con i bancomat bloccati. L'Interpol gli dava la caccia con tre mandati di cattura internazionali per i 6 miliardi di dollari andati in fumo dalle casse dell'istituto.
Non tutti ad Almaty lo considerano il nemico pubblico numero uno. «La gente ha paura di pronunciare il nome di Ablyazov perché lui voleva cambiare il regime autoritario di questo paese» sostiene l'attivista dei diritti civili, Bakhyt Tumenova, che lo difende a spada tratta. Una signora di mezza età molto vicina ad Alma Shalabayeva, la moglie di Ablyazov, che con la figlia di 6 anni è stata espulsa il 31 maggio dall'Italia e spedita in Kazakhstan scatenando un putiferio.
La carriera di Ablyazov si è fermata in Costa Azzurra dove sembra che circolasse pure lui, come la consorte in Italia, con un passaporto diplomatico della Repubblica Centro Africana.
L'oligarca che si è creato le stigmate da dissidente sarebbe stato fermato per una richiesta dell'Ucraina. «Sappiamo che le azioni delle autorità ucraine sono conseguenza di un ordine del regime kazako», ha scritto Madyar, figlio di Ablyazov, su una pagina Facebook a lui attribuita, firmando il messaggio anche a nome della sorella Madina. Il secondo ordine di arresto internazionale del 4 gennaio 2011 arriva «dall'Ucraina per associazione a delinquere finalizzata al falso, commesso quale membro del Consiglio di Amministrazione della menzionata BTA Bank». A fine febbraio 2013 il terzo mandato diffuso dall'Interpol proveniva da Mosca «per frode, abuso di fiducia, riciclaggio e falsità documentale», avendo Ablyazov acquisito illegalmente ingenti crediti dalla Bta Bank, operante in Russia, trasferiti in Paesi off shore. In Inghilterra aveva ottenuto l'asilo politico per il duro braccio di ferro con il presidente kazako al potere da 23 anni, Nursultan Nazarbayev. Un tempo il padre padrone di Astana aveva nominato Ablyazov ministro dell'Energia, posizione chiave del paese e lo considerava un suo delfino. Ablyazov prima incarcerato e poi rilasciato non aveva mai smesso di finanziare i media dell'opposizione, poi chiusi. Anche a Londra l'oligarca si è messo nei guai beccandosi 22 mesi per oltraggio alla corte. Nella capitale inglese la sua ex banca, la Bta, sta cominciando a recuperare i crediti con l'asta delle dimore miliardarie di Ablyazov. I giudici inglesi gli hanno sequestrato il passaporto, ma a poche ore dalla condanna aveva oltrepassato la Manica riapparendo prima in Italia e poi in Francia.
In Kazakhstan vivono come residenti pochi connazionali, schifati dal polverone sollevato in patria dal caso Shalabayeva: «Questo paese è stato dipinto come uno stato di polizia e di terrore, una dittatura. Un'immagine del tutto al di fuori della realtà». In galera, però, languono dei prigionieri politici.
Oggi i magistrati francesi interrogheranno Ablyazov, ma è già iniziata la mobilitazione per evitargli l'estradizione sventolando il timore che si ripeta un pasticcio kazako. «Cari amici, mio padre è stato arrestato. Vi sarò grato se condividerete questo articolo per evitare una espulsione rapida e illegale, come è già accaduto in Italia con mia madre e mia sorella» ha scritto ancora il figlio Madyar su Facebook. La Francia è la culla dei diritti e dei rifugiati, ma sarà dura far passare Ablyazov come una specie di Solgenitsin post sovietico.

Commenti
Ritratto di bracco

bracco

Gio, 01/08/2013 - 08:57

Che la Francia sia la culla dei diritti e dei rifugiati non c'è il minimo dubbio, aggiungiamo pure anche i terroristi pluriomicidi, visto come hanno coccolato per anni quel brav'uomo di Battisti.

gigi0000

Gio, 01/08/2013 - 09:18

I nostri politici, Bonino in testa, seguita da Epifani e tutta la ciurma, che faranno ora? Si strapperanno le vesti ed andranno in Francia a manifestare, insieme ai centri sociali, no TAV, Arcigay e zoogenia varia a favore della liberazione di un povero dissidente, oppure faranno finta di niente e si atterranno alle regole della non ingerenza nella diplomazia d'altro paese? Ma allora, 'sto tizio era e rimane un povero dissidente vittima d'un dittatore, oppure era ed è un delinquente, pur prescindendo dal tradimento politico del suo benefattore? E quella santa donna di sua moglie era ed è una povera rifugiata politica, oppure la moglie d'un criminale che, in quanto tale non poteva non sapere. Oppure ella poteva non sapere, come tutti i SINISTRI BUFFONI e soltanto il Berlusca dovrebbe sempre sapere tutto?

efferaia

Gio, 01/08/2013 - 11:07

Amico kazko dai a ciascuno di noi un milione di euro dei miliardi di tuo padre e noi lo facciamo.........

killkoms

Gio, 01/08/2013 - 11:09

ma la repubblica centrafricana,che sarebbe retta da una giunta militare post golpe,i"suoi"passaporti li "regala"?

Raoul Pontalti

Gio, 01/08/2013 - 14:03

Non sarà comunque estradato in Kazakhstan il bancarottiere in quanto non esiste trattato di estradizione tra la Francia e il paese centroasiatico. Probabilmente anche la Russia resterà a becco asciutto per prescrizione. Rimangono l'Ucraina e la Gran Bretagna con la quale ultima, che ha concesso asilo ad Ablyazov, sussiste un contenzioso sia civile che penale. In ogni caso non saranno dei funzionari a decidere ma dei giudici davanti ai quali l'imputato potrà far valere le sue ragioni e tentare di opporsi all'estradizione. Alla moglie, non inseguita da alcun mandato di cattura, i leccaculi pubblici nostrani (di culi stranieri nella fattispecie) hanno invece riservato una sorte infame, tanto più infame perché derivata da una celerità d'azione mai vista dalle nostre parti (dove i dipendenti pubblici impiegano cinque mesi per fare ciò che al privato necessita di cinque minuti) che ha ingannato anche i magistrati (cui non furono esibiti tutti i documenti del caso). Da come si sarà comportata la Francia nella vicenda si potrà meglio comprendere la cialtroneria dei funzionari del Viminale (che tra l'altro l'Ablyazov se lo fecero scappare sotto il naso...e si vendicarono sulla moglie).